Il punto della situazione.

Anche quest’anno lavoriamo per la campagna di Obiezione alle Spese Militari per la Difesa Popolare Nonviolenta 2004 e chiediamo a tutti gli obiettori ed obiettrici di attivarsi per la diffusione e la promozione. Un’idea è anche quella di formare micro-gruppi di 10-12 persone o più e di aderire alla campagna in modo da dare forza agli obiettivi che ci siamo proposti.

Vale la pena ricordare che il Centro di coordinamento nazionale è a vostra disposizione per l’invio dei materiali ( volantoni, guide, indicazioni operative e assistenza organizzativa ).

 

Detto questo ci pare importante definire il percorso politico–istituzionale della Campagna OSM. Dopo anni di lavoro all’assemblea degli Osm del 2001 era emersa la possibilità di definire meglio i contenuti della Campagna che sono stati elaborati e scritti nelle mozioni.

Nell’anno 2002 sono stati definiti i percorsi che la Campagna può avere (Opzione fiscale, diritto alla possibilità di finanziare la difesa non armata, difesa degli spazi di dissenso contro la guerra e riduzione delle spese militari).

Nel 2003 si è cercato di organizzare le tematiche emerse e successivamente a livello nazionale inserendoci nella Consulta nazionale per il Servizio Civile di fare pressione affinché si aprissero nelle istituzioni due spazi importanti. Il primo inerente la volontà politica di poter parlare in Italia di difesa popolare nonviolenta e non in maniera subalterna a quella militare.

Il secondo riguardante il servizio civile nazionale dove per obiettori/trici e volontari/e ci fossero, come previsto dalla legge, esperienze per poter seguire i temi della Pace sul territorio.

Il primo è stato raggiunto formalmente con l’istituzione del Comitato di consulenza per la Difesa civile non armata e nonviolenta, il secondo ha mantenuto i contatti con le associazioni che lavorano per le esperienze d’intervento nonviolento nelle zone di conflitto.

Nel febbraio del 2004 l’assemblea degli Osm a Bologna ha, sulle direttrici principali, formalizzato il percorso della campagna con tre settori di lavoro:

 

a) Dpn (Difesa Popolare Nonviolenta )

1) Sia nel Comitato della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che fra gli Osm  offrire una chiarezza teorica sulla DPN in modo da poter dialogare con le Istituzioni e con la società civile sulla questione;

2)seguire e valorizzare le esperienze di servizio civile e di altre organizzazioni che intervengono in maniera nonviolenta nelle aree di conflitto;

3) verificare se ci sono spazi istituzionali per costruire dalle esperienze spontanee della società civile  percorsi di difesa alternativa a quella militare;

4) raggiungere l’opzione fiscale ossia la possibilità di rendere legale e strutturato il finanziamento individuale che da anni facciamo con l’obiezione alle spese militari per la difesa alternativa e la Pace;

 

b) Riduzione delle spese militari

Denuncia della guerra e delle spese militari. Oltre alla descrizione e analisi dello scenario bellico, dal numero dei conflitti, dal coinvolgimento degli stati nazionali in alleanze di guerra internazionali, rimangono da analizzare nello spazio geo-politico le motivazioni della guerra (per le risorse, per l’espansione di sistemi economici, per l’espansione di stati, per aggregazione politica e religiosa) in modo che si possa  dibattere e lavorare con altre associazioni  condividendo due percorsi:

 

1) descrizione e analisi  della guerra, dei cicli dell’apparato bellico e del mercato delle armi, del finanziamento e dei profitti dell’industria bellica, dell’invasività dell’apparato militare nella società civile ecc.

Queste contraddizioni si scontrano con il tema della pace, muovono l’opinione pubblica e creano associazioni e gruppi nella società civile. Altri movimenti e campagne (antinucleare, tortura, pena di morte ecc) dimostrano che il movimento pacifista non può stare all’interno del singolo conflitto, ma può, dalla descrizione dei rischi  della guerra e dalla dimostrazione del ciclo della sua pericolosità  portare l’opinione pubblica a considerare la guerra come un non senso per l’umanità.

 

2) cercare di osservare che dall’altra parte della guerra ci dovrebbe essere chi si occupa di Pace sapendo cosa fa e quale percorso segue. In merito a ciò, alcune domande possono sviluppare un dibattito comune fra diversi soggetti che si attivano per la costruzione della Pace:

- il ruolo dell’Onu è quello di mandare solo le truppe militari? Ha suoi settori che studiano e strutturano la Pace? Discute e promuove solo i diritti umani o anche quelli economici essenziali (acqua, cibo, energia, reddito procapite)?

- l’Europa inserisce nella sua Costituzione il ripudio della guerra? Ha settori di lavoro solo per la costituzione dell’esercito europeo?

- lo Stato italiano ha intenzione di passare dalla guerra, alla difesa, alla pace e con quali strumenti?

- si può pensare di istituire un Ministero della Pace sul modello di alcuni stati scandinavi?

- il Parlamento, le commissioni difesa parlano di Pace, ma non c’è un luogo dove si elabora e si discute di questo, non ci sono progetti, non ci sono atti parlamentari su questo. Non è ora che lo stato doti i suoi parlamentari di uno strumento come il libro bianco della Pace che valorizzi le esperienze della società civile e delle istituzioni sul tema della pace sul modello dei libri bianchi del lavoro, della difesa, della salute ecc.)?

- quali leggi tutelano, come quella dell’obiezione di coscienza al servizio militare, la costruzione della difesa non armata in Italia?  Si può ottenere che i cittadini invitino lo Stato tramite l’opzione fiscale a fare questo?

 

Le risposte a queste domande danno la certezza che un percorso su cosa vogliamo dalle istituzioni sia iniziato e sia sostenuto dalle azioni presenti nell’arcipelago del volontariato e del movimento pacifista e nelle migliaia di  esperienze del mondo cattolico e laico italiano.

Manca però un dibattito su quali Istituzioni siano in grado di dare corso a queste risposte, seguirle in modo continuativo per arrivare anche alla creazione, come per i militari, di posti di lavoro che prendano in carico l’attuazione di queste tematiche.

 

c) Organizzazione della campagna

La campagna OSM serve per il rilancio dei contenuti su esposti e per permettere ad associazioni, gruppi e singoli di raggiungerli. Ciò è anche possibile perchè con la Campagna OSM si possono finanziare, con la raccolta di fondi, progetti locali e nazionali.

 

Partiamo dall’adesione dei singoli e dalla formazione  di  micro-gruppi locali per rafforzare numericamente la Campagna Osm. Il lavoro degli obiettori/trici dovrebbe decidere di seguire almeno un  progetto locale per es. costituzione di una Casa per la Pace, distribuzione di prodotti del commercio equo e solidale, lavorare in comitati contro le strutture militari, in progetti di aiuto al terzo mondo, agenzie per la Pace sul territorio,  progetti di riconversione.

La nostra chiamata alla Pace chiede in aggiunta all’adesione di entrare nella campagna per organizzare osservatori e coordinamenti regionali, per aprire sul territorio un confronto sugli obiettivi e i percorsi, perchè l’opposizione alla guerra emersa con forza nella società italiana continui e dia segnali di voler costruire concretamente la Pace.

 

La DPN e il Comitato. Arriviamo ora alla situazione attuale. Nell’assemblea di febbraio 2004 abbiamo condiviso che, il lavoro degli anni precedenti di versare fondi al’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile (UNSC) per la sperimentazione e ricerca di alternative alla difesa armata, stava arrivando ad un’apertura delle Istituzioni con la formalizzazione di un Comitato. In assemblea abbiamo proposto un percorso sulla Dpn da verificare con alcuni membri del  Comitato di Consulenza per la difesa civile non armata e nonviolenta. Il 18 febbraio del 2004 con Decreto Presidenza del Consiglio dei Ministri  viene istituito il Comitato.

 

L'11 maggio 2004 alle ore 12 a Palazzo Chigi il Ministro per i rapporti con il Parlamento Giovanardi ha insediato, ai sensi della legge 230/98, il Comitato consultivo dell'Ufficio Nazionale del Servizio Civile, per la Difesa civile non armata e nonviolenta. Fanno parte del Comitato le seguenti persone: Biagio Abrate, Maggior Generale Ministero della Difesa; Marta di Gennaro, Dipartimento della Protezione Civile; Paolo La Rosa, Ammiraglio di Squadra - Ministero della Difesa; Giovanni Ricatti, Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, Ministero dell’Interno; Maria Antonietta Tilia, Dirigente Ufficio nazionale per il servizio civile; Paolo Bandiera, Associazione Italiana Sclerosi Multipla; Giorgio Bonini, Presidente Crescer Emilia Romagna e Presidente Centro servizi volontariato di Modena; P. Angelo Cavagna, Gavci, movimenti nonviolenti; Pierluigi Consorti, Professore Università di Pisa, Centro Interdipartimentale Scienze per la Pace; Diego Cipriani, Consulente Ufficio nazionale per il servizio civile; Antonino Drago, Professore universitario, esperto in materia di difesa popolare nonviolenta; Sergio Giusti, Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze; Giovanni Grandi, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII; Roberto Minervino, Lega Obiettori di Coscienza; Rodolfo Venditti. Magistrato di Cassazione e professore incaricato di diritto e procedura penale militare Università di Torino, e, recentemente nominato, l'avv. Aldo Bacchiocchi, sindaco di S. Lazzaro di Savena BO della direzione ANCI.

In apertura della riunione il Ministro si è espresso positivamente per questa innovazione della legislazione italiana, in effetti la prima nel mondo; ha dato indicazione di un anno di tempo per l'avvio dell'esperienza, da svolgere in piena libertà. Inoltre il Dirigente dell'UNSC. Dott. Palombi, ha annunciato che il Ministro ha concesso, dietro richiesta di alcuni componenti della Consulta degli Enti di Servizio civile,  il raddoppio della dotazione della voce corrispondente da 200 a 400 mila euro.

Poi, in assenza del Ministro e del Responsabile UNSC, è seguita una discussione sulla nomina del Presidente e del Vice Presidente e a votazione segreta sono stati eletti con ampio margine Drago Presidente e Consorti Vice Presidente ( questo ci vede contenti e a loro rivolgiamo un caloroso saluto e un ringraziamento per l’incarico accettato).

Si è poi stabilito che l'accenno di dibattito avvenuto nel corso delle presentazioni, sulla tematica della difesa civile non armata venisse concretizzato nelle successive riunioni in modo da passare a discutere sulle proposte di attività da compiere o promuovere da parte del Comitato.

A questo punto Tonino Drago per poter espletare le procedure burocratiche ed entrare nel vivo dei lavori del Comitato ha convocato  lo stesso per il 25 maggio. In quella riunione è stato approvato il Regolamento per il funzionamento del “Comitato di Consulenza per la difesa civile non armata e nonviolenta” e  proposta una bozza dei lavori del Comitato.

Nella data del 15 giugno si è riunito il Comitato per verificare attraverso vari documenti presentati quali iniziative intraprendere. All’interno del Comitato si discute della condivisione delle competenze e dei termini della legislazione sul decreto attuattivo.

Dopo queste prime riunione  si possono individuare nel Comitato oltre alla nostra, altre due prospettive riassumibili in sintesi in:

-una componente che definiamo servizio civilista che vede il servizio civile non ancora nel contesto della difesa alternativa, ma come forma di solidarietà sociale, inserito nelle politiche giovanili, al massimo nella protezione civile, non ancora dunque cosciente della ricerca e sperimentazione delle forme alternative di difesa;

- un’altra componente vede la difesa civile sotto il ministero degli interni e utilizzabile solo per ora per eventi e calamità naturali, non elabora ancora un concetto di difesa sociale slegata dalle catastrofi;

La prossima riunione è convocata per  il giorno 14 luglio 2004 con un unico ordine del giorno sul documento di Bonini, Cavagna, Grandi riguardante le linee d’operatività del Comitato.

 

Nel frattempo nel mese di aprile – maggio è stata realizzata una raccolta di firme ( 700) per una  petizione inviata al Presidente della Repubblica volta a chiederGli un incontro perchè nella ricorrenza del 2 giugno Festa della Repubblica il Presidente non sia solo il Capo delle Forze armate, ma sia anche rispettoso delle sue competenze istituzionali verso chi non si riconosce nell’opzione militare.

 

Per il Coordinamento Politico degli Osm

Massimo Aliprandini