27^ Assemblea Nazionale OSM/DPN

verbale lavori

 

La 27^ Assemblea Nazionale OSM/DPN, regolarmente convocata, si svolge a Cattolica (RN) i giorni 5 e 6 aprile 2008, presso l'Hotel Royal di viale Carducci 30.

 

I lavori iniziano sabato 5 aprile alle ore 10.30. Sono presenti, sin da sabato mattina:

Massimo Aliprandini

Luciano Benini

Giuseppina Biddau

Tiziano Cardosi

Giuseppe Marazzi

Fiorella Mazzini

Alfonso Navarra

Vittorio Pallotti

Luciano Setti

Paolo Spunta

 

Si aggiungeranno domenica le seguenti presenze:

Paolo Bollini

Alberto Capannini

Mario Colasante

Luisa Randi col marito

Luciano Zambelli

 

 

Presidente dell'Assemblea è nominato Vittorio Pallotti, segretario verbalizzatore Alfonso Navarra. Votati all'unanimità.

 

Viene subito discusso ed approvato all'unanimità l'odg, che prevede la mattina di sabato tre relazioni:

-       quella di segreteria, tenuta da Massimo Aliprandini

-       quella sui pericoli della situazione internazionale, tenuta da Alfonso Navarra

-       quella sui dati della Campagna, tenuta da Giuseppe Marazzi.

 

Si registra l'assenza di Angelo Gandolfi, che avrebbe dovuto svolgere la relazione sul movimento di obiezione fiscale a livello internazionale. Ma Gandolfi ha inviato un contributo scritto.

Sabato mattina si discuterà nel merito delle relazioni.

Sabato pomeriggio, con Alberto Capannini, dell'Operazione Colomba, si discuterà della "proposta Zanotelli": l' obiezione fiscale "di pace" mediante il 5 per mille, lanciata con la campagna “Scelgo la nonviolenza attiva”.

Quindi domenica mattina si presenteranno e voteranno eventuali mozioni dell'Assemblea.

Infine si integrerà il Coordinamento Politico sostituendo i dimissionari.

 

La relazione di segreteria, svolta da Massimo Aliprandini a nome del CP, affronta la situazione politica italiana, lo stato del movimento per la pace, i compiti della campagna OSM/DPN.

 

Dal versante dell’analisi è importante individuare la sostanziale omogeneità sul tema pace-guerra del governo Prodi rispetto a quello precedente. Invece dell’uscita dell’Italia dalla guerra permanente e della riduzione delle spese militari abbiamo avuto il rifinanziamento delle missioni militari all’estero ed un consistente aumento del budget della difesa. Altre decisioni che hanno sconcertato e confuso il movimento per la pace sono il “raddoppio” della base USA di Vicenza, gli JSF35 a Cameri, il contributo allo scudo antimissile, il rafforzamento della cooperazione militare con Israele (di cui è in parte frutto anche la missione in Libano).

La differenza sta che il governo di centro-destra considerava le “missioni di pace” – in realtà di guerra - fatte dai soldati all’interno dell’alleanza con gli Stati Uniti (esercito buono che fa la guerra per la pace); il governo di centro-sinistra invece le promuove in chiave di costruzione di un esercito europeo con politiche relativamente autonome dagli Stati Uniti. La spesa militare viene inserita all’interno del rapporto Pil/debito pubblico per l’acquisizione di commesse sia dagli Stati Uniti sia internazionali (Pakistan, Israele, Turchia, etc.) sia per la cosiddetta “difesa europea”.

La nostra proposta, in questo contesto, potrebbe essere riassumibile in tre aspetti:

a)   la linea politica da sconfiggere e denunciare è quella che scaturisce dall’alleanza fra “destra” e “sinistra” politiche sulla strategia militare ed internazionale italiana. Quindi non più un riconoscimento di schieramento (l’apertura di credito verso un governo “amico” o quasi amico o meno nemico …) ma il conflitto radicale con una linea trasversale militarista comune della “destra” e della “sinistra”. Questa decisione coinvolge anche i rapporti con i movimenti pacifisti che invece fanno ragionamenti “zoppi”, prima di schieramento e poi di contenuto.

b)   Di conseguenza sull’aumento delle spese militari bisognerebbe mantenere uno spirito ed una pratica di opposizione e di denuncia senza sconti.

c)   La diminuzione delle spese militari avviene attraverso la scelta di un nuovo, alternativo modello di difesa.

Per quanto riguarda di obiettivi della Campagna, è da sottolineare preliminarmente che l’opzione fiscale nasce dall’obiezione di coscienza delle spese militari. Nel corso degli anni la Campagna OSM/DPN ha deciso di aggiungere alla parte oppositiva (contro le spese militari e le guerre) un corrispettivo costruttivo ed ha creato l’idea dell’opzione fiscale. Per la campagna il terreno di discussione rimane una proposta alternativa di difesa. Difesa intesa come non armata e nonviolenta. Sotto-obiettivo è il Transarmo con la proposta di un modello militare difensivo ed i Corpi Civili di Pace. La sintesi della Campagna è stata quella di proporre anche la nascita di un Ministero per la pace in Italia.

 

Alfonso Navarra propone una relazione, concordata nell’ultimo CP prima dell’assemblea, dal titolo: “L’apocalisse prepara l’alternativa nonviolenta”? All’orizzonte si stagliano quattro cavalieri che annunciano scarsità economica, collasso ecologico, oppressione politica e guerra infinita… Ma contemporaneamente crescono anche i movimenti di resistenza umana nel mondo. Negli USA gli attivisti no-war sospingono, con decisione e coraggio, la campagna pro Obama. Diventa possibile una svolta epocale in politica estera rispetto all'”unilateralismo militarista” di Bush (che solo in Iraq è costato 3.000 miliardi di dollari mettendo in ginocchio l’economia) paragonabile al disarmo unilaterale parziale di Gorbacev: la cessazione della “guerra unica, globale, preventiva e permanente al terrore”. Le lotte nonviolente in Tibet, Birmania, etc. possono dimostrare che l’unità popolare è capace, alla lunga, di prevalere sulle repressioni degli apparati polizieschi e militari.

Gli indios in Chiapas ed il successo generale della sinistra in America Latina anch’essi additano la speranza di un diverso mondo possibile, equo, ecologico e solidale.

Anche in Italia bisogna porre attenzione alla crescita del cosiddetto “partito del NO”, sotto mira da parte della “casta” economico-politico-mediatica. Presunte “emergenze” (ad es. i rifiuti in Campania) sono state sfruttate per campagne televisive e giornalistiche contro i “comitati Nimby”: gli oppositori e le oppositrici della TAV, i contestatori e le contestatrici di basi militari, autostrade, discariche, depositi di scorie nucleari, rigassificatori… Sarebbero 194 le opere bloccate dalla protesta delle comunità locali. Il “Patto di mutuo soccorso” viene assimilato all’antipolitica di Beppe Grillo: il rifiuto irrazionale ed egoistico di assumersi le responsabilità del “progresso”.

Mentre il pacifismo italiano è in crisi (anche perché affetto dalla “sindrome da governo amico”) e la nonviolenza dei gruppi storici appare sempre più “testimonializzata” e disorganizzata, la Campagna OSM/DPN, con tutti i suoi innegabili limiti,  rappresenta l’ultimo ambito in cui una iniziativa nonviolenta diffusa conserva la capacità di saper unire la contestazione antimilitarista ai programmi costruttivi. Anche per questo sarebbero da respingere le proposte facilone di sostituirle con petizioni di principio finalizzate a sperimentazioni sui CCP che, nella migliore delle ipotesi, non raggiungono la massa critica per simboleggiare una efficace valenza alternativa.

La LDU, per rilanciarla, propone di liberarsi da possibili derive accademiche ed istituzionali per scoprire e valorizzare finalmente la DPN di base, che è quella delle lotte territoriali in corso.

A livello interno, andrebbe ricercato – appunto – il collegamento con l’opposizione delle comunità locali alle Grandi Opere dello Stato burocratico.

A livello esterno, i progetti di CCP dovrebbero rifiutare inequivocabilmente ogni mescolanza con le missioni militari.

Il Servizio Civile Alternativo va sottoposto a critica pubblica serrata perché il degrado attuale (clientelismo+assistenzialismo) è inammissibile e rischia di bruciare la credibilità della sperimentazione della difesa alternativa.

 

Giuseppe Marazzi illustra i dati della Campagna 2007. Il numero degli OSM (obiettrici ed obiettori) si è ridotto a circa 600. Gli OSM hanno versato alla Campagna complessivamente circa 4.000 euro (di cui 595 per il disarmo atomico).

I motivi del ridimensionamento?

1- sarebbe mancato l'impegno di alcuni gruppi locali che subiscono la crisi generale del pacifismo

2- peserebbe la percezione di non praticabilità degli obiettivi istituzionali

3- la campagna sul disarmo atomico, con 80 aderenti, non è riuscita a controbilanciare le defezioni sui fronti tradizionali

4- i soggetti organizzati nazionali aderiscono formalmente, di fatto delegano e non si impegnano: i siti web, ad es., non riportano le Guide aggiornate.

 

Massimo Aliprandini fa notare che la Campagna poggia di fatto più sull'impegno dei singoli che non dei gruppi organizzati. L'identità dell'"obiettore" - e  dell’obiettrice - tiene, ma nessuna forza organizzata la valorizza e capitalizza.

E’ una identità di grande valore politico e culturale che la Campagna OSM/DPN ha saputo coltivare e canalizzare in sbocchi politico-istituzionali che hanno simbolicamente rotto con il monopolio della difesa da parte dei militari.

L'identità dell'obiezione, così importante e significativa, non va ceduta per stanchezza solo perchè qualcuno sogna miraggi irrealistici ed irrangiugibili.

Non esiste scorciatoia che possa sostituire il lavoro certosino e controcorrente per tentare, partendo dalla coerenza personale, il radicamento in settori popolari  del rifiuto della violenza militare.

 

Vittorio Pallotti propone, per il rilancio, di riprendere la "restituzione dei congedi militari" e la possibilità di iscriversi ad un "albo delle obiettrici e degli obiettori". Gli ambiziosi obiettivi politici che ci proponiamo, sintetizzabili nell’opzione fiscale, richiedono una capacità di alleanza con il movimento per la pace attuale, non l’apertura di conflitti che sottolineino le divergenze.

 

Luciano Setti ritiene che subiamo l'azione soporifera di politica e media, sempre più controllati oligarchicamente. "Ci fanno credere che la guerra in cui siamo coinvolti sia lontana: comunque essa viene spacciata come aiuto umanitario"...

 

Tiziano Cardosi riflette sulla problematica pacifista e disarmista a partire dall'esperienza del "Patto di mutuo soccorso". I comitati locali che lo costituiscono – come struttura di collegamento leggera e flessibile - rappresentano una mobilitazione popolare impattante ed una tendenza culturale significativa che sta realmente mettendo in crisi le scelte strategiche dell’oligarchia dominante.

Il Patto mette insieme – per conoscenza ed aiuto reciproco – le lotte contro le basi militari e le lotte contro le Grandi Opere: guarda caso esse si oppongono agli unici settori economici che attualmente “tirano”, vale a dire le armi e il cemento/energia.

L’Italia si conferma, suffragata dalla deriva di piccolo colonialismo dalemiano, come portaerei militarista; ma si riqualifica anche come piattaforma logistica dell’Europa “sviluppista” . L’attuazione di questa visione, cui necessita la devastazione dei territori “interni” e la spoliazione delle risorse “esterne”, comporta necessariamente una politica di guerra come può essere chiaramente esemplificato dal caso nigeriano.

Se si parla di CCP forse bisognerebbe guardare più ai NO-TAV della Val di Susa che non ad esperienze di interventi all’estero magari ideologicamente “caricati”, ma dall’impatto e dall’efficacia esigui. L’assistenza umanitaria di proporzioni ridotte non è credibile come proposizione di difesa alternativa al grande pubblico. Un vizio ideologico – il caricare di grandi ed eccessivi significati simbolici piccole azioni – è riscontrabile spesso nei gruppi “storici” della nonviolenza italiana. Si finisce così per arrancare di fatto, al di là delle buone intenzioni, in un settarismo autoreferenziale, pago di recitare vecchi slogan come mantra e quasi di coltivare un perfezionamento individuale di valore essenzialmente testimoniale.

L’augurio e l’invito, proposti modestamente da un “principiante”, anche per la Campagna OSM/DPN, è quello di cercare la rivitalizzazione confrontandosi con le lotte popolari per quello che sono e manifestano: bisogna sforzarsi di portare in esse un’”aggiunta” di consapevolezza con l’umiltà di chi propone una esperienza piccola ma comunque preziosa.

 

Luciano Benini caldeggia una modalità di approccio che tocchi personalmente la gente. Nella attuale Campagna si versa una offerta a qualsiasi associazione, non appare chiara né l’incidenza sul bilancio militare né la finalità politica della DPN. La proposta Zanotelli può canalizzare una serie di associazioni ad utilizzare la modalità del 5 per 1.000 verso un Fondo comune che permetterebbe un confronto collettivo su come lavorare e spendere al meglio per una politica di DPN-CCP italiana. Il MIR di Vicenza è co-promotore dell’iniziativa, il MIR nazionale ne sta discutendo.

 

Massimo Aliprandini  ritiene, anticipando il tema della discussione dell'indomani, che l'iniziativa di Zanotelli possa costituire una occasione di ampliamento e rafforzamento della Campagna. La sua proposta è di farla confluire in un "Fondo per la pace", entità giuridica autonoma (associazione di scopo), garantita da personalità come lo stesso Zanotelli e da delegati delle Associazioni promotrici. Il Fondo prevedrebbe tre settori: 1- antimilitarismo; 2 - DPN; 3 - cultura e università.

Il “Fondo per la pace” non affatto è la proposta di una Associazione OSM/CCP, strutturata come Onlus, che dovrebbe sostituire l’attuale Campagna ed essere abilitata a ricevere i versamenti del 5 per 1000.

Altro punto importante è l’atteggiamento da tenere nei confronti del nuovo Comitato DCNAN, istituito dal DM del 17 dicembre 2007, che si è appena insediato (riunione del 13 marzo 2008).

Nella prima riunione è stato confermato presidente Pierluigi Consorti (ed il vicepresidente Giovanni Grandi).

L’ex presidente Tonino Drago, che si è polemicamente dimesso dopo la bocciatura di un suo pacchetto di progetti, in un documento che ci ha inviato, parla di “strumentalizzazione” più che di opportunità e propone una serie di importanti domande alla nostra riflessione.

Il problema di fondo è che non siamo affatto garantiti da questo Comitato che si voglia perseguire seriamente la sperimentazione della DPN. Comunque sia, bisogna aspettare l’esito delle elezioni che cambierà molte cose…

 

Gli interventi di Navarra, Setti, Pallotti, ma anche di Bollini e Spunta, esprimono dubbi e riserve sulla soluzione di una Associazione “Fondo per la pace” interna alla Campagna. L'allestimento di una nuova entità giuridica sperimentale potrebbe creare confusione mentre si ritiene più sicuro consolidare ed allargare le modalità già rodate. Lo spirito è il seguente: la Campagna in corso si può si cambiare, riformare, ma bisogna stare molto attenti ad “abbatterla”, pur con le migliori intenzioni.

In particolare Lucano Setti ricorda le non commendevoli risse di quando si riunivano le assemblee degli obiettori e delle obiettrici per decidere la destinazione dei fondi. Tutto sommato è meglio mantenere le caratteristiche attuali di pluralismo e flessibilità delle modalità di obiezione.

 

Il sabato pomeriggio Alberto Capannini dell’Operazione colomba espone e confronta la proposta del “5 per 1000 di pace”, in un serrato “botta e risposta” con i presenti all’assemblea, chiarendo il suo carattere non definitivo e sperimentale. Anche se “Scelgo la nonviolenza attiva” sarà già lanciata il lunedì seguente in una conferenza stampa a Roma, presenti Alex Zanotelli ed il MIR di Vicenza. Capannini afferma: “L’Operazione Colomba crede comunque in questa iniziativa e ci mette convintamente la faccia”.

"Scelgo la nonviolenza attiva" propone di dichiararsi obiettori nel seguente modo: destinando il 5 per mille alle Associazioni che promuovono e realizzano interventi nonviolenti in aree di conflitto e nelle situazioni di violenza strutturale.

Questo 5 per Mille verrebbe cumulato in un Fondo Comune, custodito dalle Associazioni, e sarebbe destinato ad iniziative di pace (Difesa Popolare Nonviolenta e Corpi Nonviolenti di Pace).

Le Associazioni già destinatarie del 5 per mille possono aderire alla campagna dando a loro volta una quota a sostegno della stessa.

Questo impegno all’obiezione verrebbe chiarito inviando due lettere:

a) Una all’Associazione prescelta per indicare la propria obiezione alla guerra e per la difesa alternativa, chiedendo di essere iscritto come obiettore alla guerra in un apposito albo.

b) Una al Ministero competente in materia per dichiararsi obiettore alla guerra e per la difesa popolare nonviolenta chiedendo che l’albo sia formulato anche a livello nazionale.

Ci sentiamo costretti a questa scelta dato che lo Stato non obbedisce alle sue leggi che gli prescrivono di attuare iniziative di difesa civile non armata e nonviolenta.

 

La spiegazione fornita da Capannini, alla prova del costruttivo confronto con gli OSM, fa tuttavia emergere una serie di problemi tecnici - e politici - irrisolti, così sintetizzati da Giuseppe Marazzi:

 

1-   La pratica del 5 per mille, tanto per cominciare, non è tecnicamente una forma di obiezione di coscienza: non sottrae soldi alle spese militari;

2-   E’ irrealistico pensare che le organizzazioni abilitate al 5 per mille si impegnino congiuntamente in una campagna di raccolta fondi concorrenziale a quelle per le quali si sono faticosamente attrezzate. I soldi dei contribuenti – e delle contribuenti - queste organizzazioni li raccolgono comprensibilmente ciascuna per sé e quindi non sono affatto disponibili a costituire legalmente un nuovo Fondo ad hoc su cui invitare i contribuenti a versare;

3-   Ammesso che il Fondo lo si riesca a costituire, resta il problema di evitare i litigi assembleari, ben noti all’esperienza degli OSM, sulla destinazione dei soldi raccolti. Per questo motivo sarebbe meglio partire avendo già individuato un unico progetto da proporre al finanziamento: e deve essere un progetto credibile, di un certo rilievo finanziario, che coinvolga e metta appunto insieme tutti i soggetti promotori;

4-   Ammesso che si abbia il progetto unitario da proporre al finanziamento popolare, va tenuto presente che non esiste un collegamento diretto tra il versamento del 5 per 1000 ed il progetto in questione, perché la burocrazia fiscale fa arrivare i soldi dopo 4 anni, 3 se va bene. Neanche l’entità della cifra raccolta è preventivabile, in quanto il 5 per mille può diventare benissimo 3 per mille: l’ultima Finanziaria ha fissato un tetto globale per i versamenti;

5-   Se l’Operazione Colomba, come afferma, non vuole fare la figura di raccoglie i soldi per sé, deve fare i conti tuttavia con il fatto che, pur avendoli cercati, non ha trovato i partner associativi né questi si profilano all’orizzonte.

 

Alfonso Navarra ritiene che la Campagna OSM  debba valutare positivamente, con favore, l’intenzione dell’Operazione Colomba di “popolarizzare” l’obiezione fiscale antimilitarista e lo sforzo ad essa collegato verso un progetto comune per una esperienza pilota di CCP.

Questa sarebbe la vera novità di “Scelgo la nonviolenza attiva” e la sua eventuale condizione di validità politica generale e di rimessa in moto di energie depresse: mettere insieme forze pacifiste finora abituate a competere per una “lenticchia” di contributi pubblici in una grande iniziativa unitaria da proporre alla diretta sottoscrizione popolare.

Se il tutto, per forza di cose, dovesse limitarsi alla sola raccolta di fondi per la pur meritevole Operazione Colomba è evidente che verrebbe meno il significato politico generale di prefigurazione dell’alternativa complessiva dei CCP.

La Campagna OSM/DPN è comunque pronta ad accogliere nel suo ambito questo nuovo esperimento nonviolento augurandone il successo. Essa può benissimo essere inserita tra le varie modalità di obiezione già riportate nella nostra Guida pratica. La Campagna ritiene importante che, nella conferenza stampa di lunedì, sia esplicitamente citata  e ne sia richiamato il contributo politico apportato attraverso la conquista di spazi istituzionali per la DPN che oggi, proprio grazie a questi risultati acquisiti, si tratta di riempire e gestire.

 

Alberto Capannini si congeda ringraziando per tutti i suggerimenti e gli spunti pervenuti dalla discussione; ammette la difficoltà e i problemi dell’iniziativa lanciata dall’Operazione Colomba, ma ribadisce la determinazione a lanciare la scommessa. Il suo senso si riassume nella ricerca di una strada semplice, ma efficace e popolare, con cui dire NO alla politica di guerra, per sostenere gli interventi nonviolenti in area di conflitto. Il problema è di trovare il modo più efficace dare un valore pubblico e politico alla scelta di sostenere un’alternativa nonviolenta all’intervento militare sfruttando gli spazi aperti proprio dalle conquiste giuridiche della campagna OSM/DPN.

 

 

Domenica mattina i lavori iniziano con la presentazione, da parte di Alfonso Navarra, delle mozioni che poi, discusse ed emendate, verranno approvate all'unanimità dall'Assemblea.

 

Durante la discussione Paolo Bollini illustra la sua idea di spot televisivo per pubblicizzare l'obiezione fiscale. La trovata riscuote consensi, al contrario della proposta

di collegare l'obiezione antimilitarista con l'obiezione antiabortiva. Diversi interventi, a partire da quello di Vittorio Pallotti, reagiscono subito negativamente.

Luisa Randi e Giuseppina Biddau ricordano il loro impegno in "Usciamo dal silenzio" e rivendicano una soggettività femminista che si sente "agiatamente" a casa nell'antimilitarismo nonviolento.

In particolare Luisa Randi, da credente cattolica, proclama la sua insofferenza rispetto al vento culturale che si caratterizza per i toni medievali intorno alla sessualità femminile e al suo controllo. E' veramente stanca che, da parte maschile, si straparli di 194 e di aborto, sia da destra, sia da sinistra, sia da estrema sinistra...

 

Luciano Zambelli sente la necessità che anche da parte nostra la si faccia finita con l'inseguire corridoietti istituzionali: rivendicassimo almeno, come fanno gli altri, contributi pubblici! Il problema, per gli antimilitaristi nonviolenti, uomini e donne, sarebbe, al contrario, di puntare alla capacità di essere riconosciuti come parte dell'opposizione sociale che resiste alla politica burocratica.

Secondo Zambelli, riporre ancora una qualche speranza nel Comitato DCNAN, ad esempio, saprebbe più di caparbia ostinazione che non di ragionevole flessibilità tattica. "- Sarà pessimismo? Può darsi-". Effettivamente Zambelli non nutre lo stesso ottimismo del compagno di LDU Navarra sulle potenzialità di svolta rappresentate dalla candidatura Obama.

La politica istituzionale, pensa Zambelli, a tutti i livelli, va degenerando e si comincia a mostrare per la sua essenza oligarchica e costrittiva, esclusiva e razzista, irrevocabilmente bellica. Un sintomo di ciò dovremmo avvertirlo in questa stessa campagna elettorale, dove il tema della pace è stato oscurato da tutti i competitori. La stessa sinistra arcobaleno lo ha marginalizzato. Si è aperto un vuoto politico e culturale? Ragion di più, da parte nostra, per  provare a rapportarci a quelle realtà sociali emergenti che si mobilitano autonomamente per difendere i diritti e la vivibilità dei territori.

Zambelli insiste: dobbiamo smetterla di correre dietro ai gruppetti e ai circoli accademici che bussano alla greppia pubblica per sopravvivenza di piccola bottega. La "popolarizzazione" dell'obiezione ha un'unica possibilità: che le obiettrici e gli obiettori tornino a "popolarizzarsi", tentando di immergersi nelle lotte delle comunità di luogo "resistenti". E' la riscoperta della "DPN di base" che è stata più volte sollecitata dalle nostre mozioni assembleari.

 

Fiorella Manzin si aggancia alla preoccupazione di chi vede snobbato la tematica pacifista nel dibattito pubblico. Forse bisognerebbe migliorare ed innovare le nostre capacità comunicative per farci ascoltare di più e quindi capire. Propone il testo di un volantino da divulgare in periodo elettorale. Lo sforzo è quello di un linguaggio semplice, chiaro, essenziale, collegato ai problemi che toccano la vita di tutti i giorni della gente comune. La frase finale è: non votare per un riarmo!

 

Mario Colasante riferisce delle difficoltà del gruppo di obiettori foggiani.

 

L'assemblea si chiude alle ore 13.30 eleggendo, all'unanimità,  Tiziano Cardosi nel Coordinamento politico al posto della dimissionaria Rosanna Mulas ed approvando all'unanimità le mozioni, già presentate da Alfonso Navarra, nella seguente forma:

 

MOZIONE POLITICA

 

L'Assemblea delle obiettrici e degli obiettori  alle spese militari per la Difesa popolare nonviolenta (OSM/DPN), riunitasi a Cattolica il 5 e 6 aprile 2008,

 

valuta con favore l'iniziativa, lanciata da Alex Zanotelli, ed accolta da numerose realtà nonviolente, di una modalità di obiezione di coscienza al riarmo e alla guerra, esercitabile anche attraverso la destinazione del 5 per mille a progetti di interposizione nonviolenta all'estero;

 

invita i promotori di "Scelgo la nonviolenza attiva" a coordinarsi con la nostra Campagna OSM/DPN, inserendo questa modalità di obiezione tra le opzioni offerte dalla nostra Guida pratica;

 

sottolinea che, nell'attuale momento politico, la forma principale di costruzione della DPN (Difesa popolare nonviolenta) deve riguardare l'opposizione chiara e decisa alla deriva militarista ed autoritaria dello Stato italiano, che partecipa in modo subalterno alla "guerra contro il terrore" e aggredisce, per esigenze di business antipopolare, le comunità locali tentando di imporre con la forza poliziesca, a danno di vitali equilibri sociali ed ambientali, speculazioni immobiliari, grandi opere infrastrutturali e basi militari;

 

la DPN cresce dal basso diventando componente della resistenza popolare alla violenza "interna" dello Stato burocratico;

 

considera, che in tale contesto, nell’ambito di una strategia di transarmo, la sperimentabilità istituzionale della DPN abbia bisogno di una condizione preliminare ineludibile: la conversione del modello militare da offensivo e nuclearizzato, in ambito transatlantico, a difensivo e totalmente convenzionale, come sancito dalla Costituzione, in ambito europeo: quando i governi, attraverso l'esercito, come oggi succede, violano la Costituzione, fanno guerre neocoloniali e condividono la preparazione di stermini nucleari è il momento di concentrare le energie per organizzare, con coraggio e spirito di verità, la disobbedienza civile diffusa e generalizzata contro lo scempio perpetrato nei confronti del patto fondamentale di cittadinanza;

 

la DPN si prepara con una mobilitazione che sottragga il nostro Paese alle politiche internazionali di guerra; noi denunciamo il nostro coinvolgimento bellico e neghiamo qualsiasi collaborazione ai responsabili di sofferenze e devastazioni mortifere per il nostro popolo e per tutti gli oppressi del mondo;

 

suggerisce che, pur ribadendo l’importanza dell’obiettivo dell’opzione fiscale, nel momento in cui le articolazioni della politica ufficiale si unificano in una strategia di guerra, le varie forme di obiezione, inclusa la nostra, riconoscano sé stesse come percorsi di protesta e di pressione per la riduzione delle spese militari, da ancorare ad una precisa ed esplicita rivendicazione del cambiamento del modello di difesa;

 

l'obiezione alle spese militari e le varie forme di resistenza nonviolenta devono diventare l'anima dell'opposizione alla politica militarista italiana e puntare ad inceppare concretamente la macchina della guerra; noi obiettiamo perchè non vogliamo pagare per la guerra ed anche perchè vogliamo che tutti i cittadini possano intanto pagare per il tipo di difesa che è stata chiaramente tratteggiata dalla Costituzione;

 

ribadisce, con questa consapevolezza e questo spirito, l'importanza di sostenere campagne di sensibilizzazione disarmiste di massa, come le leggi di iniziativa popolare per un futuro senza atomiche e senza basi militari e di promuovere nuove forme e linguaggi di comunicazione;

 

nel quarantennale dell’assassinio di Martin Luther King, che cade proprio in questi giorni, di fronte al suo alto esempio, ricorda che la nonviolenza non è acquiescenza innocua ed accomodante, non è solo sperimentalità costruttiva,  ma è obiezione, noncollaborazione, disobbedienza civile, che comportano rischio per chi le pratica;

 

raccomanda a tutte le componenti del movimento per la pace di non ascoltare le sirene della "legge del minimo sforzo" nel momento in cui - i segni economici, sociali ed ecologici lo indicano chiaramente -  si aggrava una crisi globale di civiltà e si richiede da parte di ciascuno e di tutti e tutte il massimo di responsabilità e di impegno: dobbiamo liberarci da vecchie catene che rischiano di trascinarci nel fondo dell'abisso ed aggrapparci con tutte le nostre forze a piattaforme di idee e pratiche concrete che galleggino e navighino verso sponde nuove. Sponde di salvezza comune dell'umanità, la Terra Promessa di un mondo che sappia gestire i conflitti con metodo nonviolento.

 

MOZIONE ORGANIZZATIVA

 

L' OSSERVATORIO SULLA DPN, riprendendo i contatti con le realtà locali della Campagna  OSM/DPN, va costituito come gruppo di lavoro specifico ed aperto delle obiettrici e degli obiettori alle spese militari, con i seguenti compiti:

 

1- informarsi sull'attività del Comitato DCNAN ed incalzarlo: sono da denunciare eventuali "strumentalizzazioni" di un Servizio Civile schiacciato sulla solidarietà sociale e comunque degradato a mezzo clientelare ed assistenziale;

 

2- mappare ed interloquire con i gruppi pacifisti, specie locali, per sollecitarne una disponibilità all'OSM;

 

3- studiare e proporre un progetto per il rilancio di una iniziativa contro il nucleare civile e militare;

 

4 - interloquire con i comitati delle cittadine e dei cittadini che difendono le comunità locali dall'aggressione dello Stato burocratico, cominciando con le realtà che si oppongono alle basi militari, allo scopo di costruire una Rete della DPN di base;

 

5- organizzare un convegno che proponga, nell'ambito del transarmo, la riduzione delle spese militari a partire da un modello di difesa "costituzionale";

 

6- affiancare la LOC nella ripresa delle pubblicazioni di Lotta Antimilitarista e nella costituzione di un Centro di documentazione in via Pichi, a Milano;

 

7- individuare nuove forme e canali di comunicazione che sperimentino linguaggi "disintossicati dal pacifistese" e si rivolgano al cittadino/a comune.