ATTIVITA' DELLA CAMPAGNA INTERNAZIONALE PER UNA TASSAZIONE PER LA PACE (CPTI)

 

            In primo luogo credo che sia necessario che siano conosciuti alcuni concetti fondamentali rispetto alla nostra posizione nei confronti della campagna internazionale.

 Mentre noi parliamo di obiezione di coscienza alle spese militari nel mondo si usa l'espressione "tassazione per la pace" ("peace tax" o "peace taxation") e più che utilizzare l'espressione "nonviolenta" come facciamo noi per indicare l'alternativa alla difesa armata ci si serve dell'aggettivo "civile" ("civilian"), a significare la netta contrapposizione fra le due situazioni. Questo mi pare un fattore di chiarezza laddove configura la nettezza della distinzione dell'istituzione militare dalla società civile. Da un lato dunque ci stanno le forze armate ("army" oppure "armed forces") e dall'altro appunto la società civile ("civilian community"). Penso che questo sia estremamente importante per noi come fattore di chiarezza da indicare nelle trattative con il mondo politico, che invece tenta di non considerare questa distinzione e di configurare l'intervento civile specialmente in luogo di conflitto quando non confinato nel settore degli aiuti umanitari come una sorta di complemento a quello militare. Un esempio tipico in questo senso è la "missione civile" che l'Unione Europea intende inviare in Kosovo dopo l'ambigua posizione rispetto al  riconoscimento dell'indipendenza unilateralmente proclamata dall'autonominato governo di quella regione. Non mi pare che questa distinzione possa essere considerata una questione accademica o liquidata come tale. Anche perché la "C" della sigla CPTI sta per "Coscience" ("coscienza").

 

Attività della CPTI

            Come attività ordinarie, il volantino della CPTI, recita:

- l'offerta di programmi sull'obiezione di coscienza alle organizzazioni non governative, agenzie delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali attraverso la collaborazione e la proposta di partecipazione al patrocinio,

- grazie allo status speciale consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale della Nazioni Unite (ECOSOC) , la partecipazione alla Conferenza delle Organizzazioni Non Governative (CONGO) e al Comitato per la Libertà Religiosa o di Fede che fa parte di quest'ultima e come fondatrice al Gruppo di Lavoro sull'Obiezione di Coscienza nel Comitato delle Organizzazioni Non Governative per i Diritti Umani,

- la partecipazione alla Commissione per I Diritti Umani delle Nazioni Unite con la presentazione di relazioni e documenti scritti sull'obiezione di coscienza,

- lo svolgimento di ricerche in vari paesi sul trattamento nei confronti degli obiettori di coscienza e la documentazione dei rapporti degli obiettori dei singoli stati con gli organi fiscali e giudiziari delle nazioni di appartenenza,

- l'incoraggiamento degli stati e delle organizzazioni non governative a rispondere all'Ufficio della Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite riguardanti esempi di "migliori pratiche" per il riconoscimento del diritto di ciascuno all'obiezione di coscienza al servizio e alla tassazione militare.    

 

La via giuridica per il riconoscimento dell'obiezione alle spese militari

            La CPTI ha scelto di portare avanti la lotta per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza alle spese militari (COMT, acronimo di obiezione di coscienza alle tasse militari) essenzialmente attraverso due canali, entrambi soprattutto di natura istituzionale, quello delle cause individuali di obiettori che possono arrivare soprattutto alle istituzioni giuridiche internazionali, oltre che quello propriamente interno alle istituzioni internazionali come il Consiglio d'Europa, il Parlamento Europeo e l'ONU soprattutto.

 Per quanto riguarda il primo canale si è ormai prossimi alla possibilità di un'azione giuridica in un paio di situazioni, che riguardano l'obiettore catalano Joan Surroca, ex deputato socialista all'assemblea regionale e un gruppo di obiettori inglesi appartenenti al movimento "Coscience" che sono ormai noti come i "Peace Tax Seven" ( i Sette per la tassa per la pace": Margaret Brenda Broughton, Joe Jenkins, Robin Brookes, Sîan Cwper, Simon Heywood, Roy Prockter, e Birgit Völlm) ). Il caso di Joan Surroca dovrebbe essere sottoposto alla Corte Internazionale di Giustizia di Den Haag (l'Aja) mentre quello dei Peace Tax Seven dovrebbe essere discusso presso la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasbourg.

 Se ne è parlato nella riunione del Consiglio Internazionale della CPTI che si è tenuta a Leuven in Belgio il 4 gennaio u. s.

 Nel caso dei Peace Tax Seven è stata presentata nell'Ottobre del 2006 l'istanza alla Corte Internazionale.

 E' possibile rintracciare ulteriori notizie sul sito della CPTI, www.cpti.ws, alla voce "Court Cases" (casi giudiziari). Dell'istanza dei Peace Tax Seven è disponibile il testo integrale.

 Nel caso di Joan Surroca il problema rilevato dal Tribunal Superior de Justicia de Cataluna  a cui ha presentato il ricorso sta nel fatto che per quanto la Corte non abbia riconosciuto accettabile l'obiezione non ha considerato possibile un'ulteriore tassazione in quanto le imposte risultavano pagate per intero. Il fatto di aver pagato una parte delle imposte ad un servizio istituzionale come alternativa alla difesa armata non può essere considerato "evasione", ma semplicemente "squilibrio o ragionevole differenza d'interpretazione" e conseguentemente non punibile.

 In questo modo rivolgendosi ad una Corte Superiore Joan Surroca cerca di ottenere il cambiamento della legislazione sulle imposte.

  E' indubbiamente interessante il fatto che non si sia neppure scelto di rivolgersi alla stessa Corte ma che si cerchi di impegnare contemporaneamente due autorevoli organi di giudizio. Presumibilmente non si è scelto di rivolgersi alla stessa Corte per evitare che un'eventuale sentenza negativa rispetto ad una causa possa avere riflessi negativi sull'altra.

 In questa direzione risulta importante e sarà oggetto di studio il percorso compiuto dai nostri obiettori negli anni Novanta quando si era tentata questa strada per cercare di diffondere l'obiezione alle spese militari e soprattutto di ottenerne il riconoscimento come diritto. Anche se è stato sempre chiarito che le sentenze non riguardavano l'obiezione in quanto tale, ma le cause giudiziarie sono sempre state rispetto all'istigazione alla disobbedienza.

 In questo senso giova a nostro favore il fatto che tutti i processi si siano conclusi con delle assoluzioni. Può costituire precedente e quindi essere "fonte giuridica".

 

La via del riconoscimento da parte delle istituzioni internazionali

            Come già accennato, l'altra strada scelta dalla CPTI è il riconoscimento del diritto all'obiezione alle spese militari come "diritto umano" da parte delle istituzioni internazionali.

 Grazie soprattutto al lavoro del Consiglio Internazionale dei Quaccheri si è riusciti ad ottenere per la CPTI il riconoscimento dello status di organismo consultivo presso l'ECOSOC, il Consiglio Economico e Sociale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, con un ufficio a New York e uno a Ginevra.

 Derek Brett, professore del Galles e Dirk Panhuis, insegnante belga, che è anche il segretario della CPTI, sono i rappresentanti della CPTI a Ginevra mentre Rosa Packard, John Randall, Dan Jenkins e Naomi Paz Greenberg a New York. John è anche il gestore del sito della Campagna.

 Presso le istituzioni internazionali si stanno tenendo soprattutto delle relazioni sullo stato del riconoscimento dell'obiezione di coscienza, sia al servizio militare (COMS) che alle spese militari nei vari stati del mondo.

 E' stato pubblicato in merito anche un rapporto che dovrebbe essere aggiornato per la prossima Conferenza Internazionale in programma a Manchester, nel Regno Unito, dal 5 al 7 settembre p. v.

 Sono state presentate diverse relazioni alle varie sessioni del Consiglio Internazionale per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

 Purtroppo i problemi in questo caso sono due: in primo luogo, il fatto che i componenti dei Consigli delle Nazioni Unite siano indicati dai governi e uin secondo il fatto che per statuto pace e guerra e materie inerenti siano di competenza del Consiglio di Sicurezza, anche quando ciò riguarda la violazione di diritti umani.

 Si sta cercando di mettere in atto una lotta per cercare di spostare per quanto possibile almeno una parte di queste competenze al Consiglio Internazionale per i Diritti Umani delle nazioni Unite dove le posizioni appaiono ben più aperte rispetto a quelle del Consiglio di Sicurezza.

 Ma il lavoro maggiore si sta svolgendo attraverso la Commissione per i Diritti Umani che sembra caratterizzata da una minore rigidità rispetto ai Consigli.

  Le altre iniziative in programma immaginate nella riunione di gennaio sono una richiesta di incontro con i rappresentanti delle Commissioni per i Diritti Umani del Parlamento Europeo e la ricerca di contatti con il Consiglio d'Europa, che è un'organizzazione internazionale che raccoglie ben più Stati membri dell'Unione Europea e che ha posizioni più aperte.

 La richiesta di incontro con le commissioni del Parlamento Europeo riguarda soprattutto il collegamento della riduzione delle spese militari con la risoluzione nonviolenta dei conflitti. In questo senso si cercherà di andare a questo incontro insieme all'Ufficio Europeo per l'Obiezione di Coscienza (EBCO) e con il Consiglio Europeo dei Quaccheri.

 Ma comunque questa via sembra molto più difficile da praticare rispetto a quella  giuridica. E con tempi ancora più lunghi.

 

La posizione della Campagna all'interno della CPTI     

            E' stata richiesta per l'assemblea di Manchester una partecipazione un po' più consistente della semplice rappresentanza espressa nell'XI Conferenza Internazionale a Woltersdorf.

 Proprio per il carattere in qualche modo anticipatore della nostra Campagna, si guarda molto alla nostra esperienza come una delle principali e delle più importanti. Sarebbe opportuno che fossimo i primi noi a valorizzare questo elemento, anche soprattutto quando guardiamo ai numeri di aderenti alla Campagna o al fatto se chi partecipa è o meno una persona che fa un semplice versamento o che obietta realmente.

 Come già accennato i nostri processi saranno oggetto di studio proprio per vedere come affrontare le cause giudiziarie che stanno per essere o sono già state in qualche modo avviate soprattutto di fronte alle istituzioni giuridiche internazionali, come nel caso dei Peace Tax Seven.

 La base giuridica su cui Joan Surroca sta andando a presentare la propria istanza alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja è la stessa con cui sono state motivate le difese dei nostri obiettori e con cui è stato possibile introdurre dei cambiamenti rispetto ai ricorsi presentati alle Commissioni Tributarie quando si è incominciata a diffondere la pratica della destinazione "istituzionale" dei fondi obiettati.

 Un articolo di Marian Franz , che può essere letto in duplice versione, inglese e spagnola, annunciava che con la creazione del Comitato Consultivo per la Difesa Nonarmata e Nonviolenta in Italia si era ottenuto il diritto all'opzione fiscale. Marian,  fino alla sua morte avvenuta proprio nei giorni successivi alla Conferenza Internazionale a Woltersdorf, è stata la presidente del Consiglio Internazionale della CPTI.

 Bisognerebbe valutare se rettificare in qualche modo la notizia o meno, questo dovrebbe essere in qualche modo deciso dall'Assemblea Nazionale.

 Oltre che avere questa posizione importante all'interno della CPTI la nostra Campagna risulta anche determinante nella diffusione della linea politica di collegamento della riduzione alle spese militari con l'obiettivo del cambiamento dei modelli di difesa, soprattutto come forma di contrasto al riarmo generalizzato a cui si sta assistendo, con la centralità del problema delle basi militari tornato ormai di pressante attualità. E assumendo ad alternativa civile la risoluzione nonviolenta dei conflitti anche come superamento del semplice aiuto umanitario.

 Occorrerebbe forse da parte nostra una maggiore valorizzazione di questa considerazione proprio anche al fine di rivitalizzare in qualche modo la nostra Campagna, con la consapevolezza del ruolo importante che può avere e anche tenendo conto che la CPTI può essere nel lungo termine una risorsa anche per noi, soprattutto laddove i pronunciamenti delle Corti Internazionali potessero avere riflessi sulle legislazioni locali, cosa che non è da escludere in un momento di cambiamenti possibili come quello in cui viviamo.

 

 

Questo testo verrà tradotto in inglese per essere inviato alla pubblicazione sul sito CPTI.