L’apocalisse prepara l’alternativa nonviolenta?

Di Alfonso Navarra (Lega Disarmo Unilaterale)

 

Simboli astratti della distruzione

·     Nella tradizione , dall'Apocalisse di San Giovanni Evangelista, i quattro cavalieri rappresentano epidemia, guerra, fame, morte.

·     Il primo cavaliere, con arco e corona, che in genere viene considerato la peste, in alcune interpretazioni viene citato come la "conquista", il secondo, su un cavallo rossiccio e con la spada, è la guerra, il terzo su un cavallo nero e con una bilancia, è la fame, mentre il quarto e ultimo, su di un cavallo pallido, è la morte, che in qualche modo riassume anche i tre precedenti.

L’apocalisse: il tempo delle scelte finali

 La civiltà della violenza, della potenza, della guerra sta correndo verso la sua “crisi” scatenando i suoi 4 Cavalieri:

·     la Fame (la Scarsità e l’Iniquità economiche)

·     la Malattia (individuale e dell’ambiente naturale)

·     la Dittatura (l’oppressione politica)

·     la Forza distruttiva (il sistema militarista)

·     E’ questo il momento giusto per proporre e costruire l’alternativa della Nonviolenza: il governo della Forza del diritto che prevale sul “diritto” della forza distruttiva.

Stiamo creando una Napoli mondiale

·     Il “progresso” che vorrebbe imporci la Tecnocrazia è intrinsecamente sprecone, energivoro, produttore di montagne di rifiuti, emissioni e scorie che finiranno per seppellirci. L’informazione spazzatura ignora allegramente il problema.

·     Ma lo sai o non lo sai, potremmo chiedere al cittadino comune, che l’attività militare rappresenta la più grave forma di inquinamento del Pianeta?

·     Stipando il pianeta di arsenali atomici – 30.000 testate oggi predisposte per “guerre nucleari preventive” – abbiamo prodotto circa 1.700 tonnellate di plutonio non biodegradabili.

·     Il plutonio, elemento artificiale (cioè non esistente in Natura), si dimezza in circa 25.000 anni, i depositi di scorie del ciclo nucleare dovrebbero resistere per almeno 40.000 anni.

·     1 grammo di plutonio può teoricamente provocare 18 milioni di tumori al polmone.

Non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere, peggior sordo di chi non vuole sentire

·     I più non riescono a cogliere i segni dei tempi. Sono vittime di una coscienza limitata e cloroformizzata.

·     Non immaginano che la “civiltà” che conoscono possa collassare, al pari di quelle del passato, e che il “progresso” possa finire in un vicolo cieco.

·     Anche coloro che credevano nelle ideologie ottocentesche, sconvolti dal crollo dell’URSS, sono rimasti senza stampelle interpretative.

·     L’ultima ideologia globale sopravvissuta, il mercatismo neoliberista e tecnocratico, è anch’essa sotto choc, frastornata dalla crisi economica che va precipitando.

Il Cavaliere che annuncia la scarsità economica

·     L’economia finanziarizzata, separatasi dall’economia produttiva, sta incespicando e forse stramazzando tra i grovigli delle sue contraddizioni intrinseche.

·     Una “Argentina mondiale” era già prevista nel 2005. Ma lo sviluppo del BRIC (Brasile-Russia-India-Cina) vi ha posto temporaneamente rimedio.

·     Vengono stanziati miliardi di dollari per salvare le banche investite dalla crisi dei mutui subprime. Si invocano nuove istituzioni e regole per “mettere le briglie” ai mercati finanziari.

·     Gli ottimisti prevedono la fine della recessione per il 2009.

·     Molti paventano invece una specie di 1929 prolungato.

·     Il “signoraggio” del dollaro è messo in discussione. L’euro già sta affiancando il biglietto verde.

·     Il “buco nero” della “guerra al terrore” (forse 3.000 miliardi di dollari) incide molto di più di quanto non appaia. Sicuramente ha effetti negativi sul valore del dollaro e, quindi, delle principali materie prime.

·     L’effetto-serra con le sue intemperanze meteorologiche crea scarsità in materia di produzione agricola: lievitano i prezzi dei generi alimentari.

Il Cavaliere che annuncia il collasso ecologico

·     Ma lo sai o non lo sai che è dato per scontato un aumento minimo della temperatura media della Terra da 15° a 17°?

·     In tutto il Novecento l’aumento è stato appena di 0,7° e gli effetti già si vedono!

·     L’IPCC dell’ONU ha adottato ufficialmente il paradigma del cambiamento climatico brusco: 10° possono oscillare in un decennio.

·     I media si diffondono in modo divertito sui grandi iceberg che si staccano dalle calotte polari.

·     di aumento = 1 miliardo in più che non avrà accesso all’acqua potabile.

·     Si profila penuria di acqua, cibo energia.

·     La conflittualità conseguente è stata studiata dal Pentagono (rapporto dell’ottobre 2003) che prevede, ad es., nel 2025 scontri armati con la Cina.

·     James Lovelock: 6° di aumento – da 15 a 21° - provocheranno miliardi di morti – almeno 4.

4 Kyoto per venirne fuori

·     La UE, per bocca di Angela Merkel, propone un protocollo quattro volte più impegnativo di quello di Kyoto (tagli al CO2 del 20% non del 5%) per limitare i danni.

·     Se ci muoviamo in fretta e bene la temperatura media della Terra aumenta di soli due gradi.  Ma già con Kyoto abbiamo visto pigrizia e cattiva volontà. Anche da parte italiana, che predica bene ma razzola male. Le nostre emissioni sono aumentate del 6%.

·     Il Polo Nord si scioglie? Subito la Russia manda un  sottomarino a piantare la bandiera nella piattaforma continentale: vuole assicurarsi i diritti di sfruttamento pterolifero!

·     La conversione ecologica dell’economia costa? Stiglitz ha calcolato che per la guerra in Iraq gli USA hanno speso migliaia di miliardi di dollari…

·     Abbiamo solo 10 anni per arrestare l’irreversibilità del processo degenerativo!

Il Cavaliere che annuncia l’oppressione politica

La rappresentanza democratica è in crisi in tutto l’Occidente sviluppato. Il “sovraccarico della domanda popolare” sospinge le élites a ricercare soluzioni decisionistiche.

·     Governi “forti” nascono dai bipartitismi maggioritari, che liberano dai defatiganti compromessi parlamentari.

·     Il consenso si insegue al centro, vale a dire contendendosi il ceto medio di massa, che ha tempo e risorse per organizzarsi in cordate ammanicate nei partiti-contenitori, impostati su leadership personalistiche, ad uso e consumo del gioco mediatico.

·     Forme propriamente totalitarie si dispiegano altrove, nel mondo definito “barbaro”, con il “comunismo” cinese ed il fondamentalismo islamico.

In Italia il Cavaliere antidemocratico si chiama Silvio Berlusconi

·     La tessera P2 1816, accolta nel patto di sindacato di Mediobanca, finalmente è entrata nel salotto buono del capitalismo italiano.

·     Tutti insieme, PD-PDL e compagnia partitica castante, potranno concertare l’assalto alle casse dello Stato per i business sopravvisuti alla deindustrializzazione:

·     Speculazione immobiliare

·     Grandi opere infrastrutturali: TAV, ponti, autostrade…

·     Centrali nucleari

·     Rigassificatori, inceneritori, discariche

·     La popolazione locale fa bene a dire no alla devastazione territoriale e sociale

Il Cavaliere che annuncia la “guerra infinita”

·     Dopo l’11 settembre 2001, attentato alla Twin Towers di New York, George Bush, eletto nel novembre 2000 in maniera dubbia con uno scarto risicatissimo in Florida, dichiara la guerra “unica, globale, permamente, preventiva al terrore”.

·     Il “Patriot Act”, votato a caldo e a scatola chiusa dai deputati USA, sospende libertà fondamentali e certifica poteri quasi dittatoriali per il Presidente. Si vanifica l’habeas corpus per i sospetti, istituiscono Tribunali speciali e legittimano interrogatori con metodi da tortura…

·     Bush invade subito l’Afghanistan ponendo fine al regime dei Talebani, gli ex alleati contro l’occupazione sovietica. Ma non riesce a catturare né il mullah Omar né Osama Bin Laden. E’ il Primo Fronte.

·     Accampando la presenza inesistente di armi di distruzione di massa, la “guerra globale” porta all’aggressione dell’Iraq di Saddam Hussein. Il Secondo Fronte.

·     Un “terzo fronte” è aperto ufficialmente in Libano, a fianco di Israele, e da un paio di anni si parla del “quarto”, contro l’Iran, preso di mira per i piani nucleari accusati di minacciare la stabilità del mondo.

Iraq, il buco nero

·     I caduti americani in Iraq, per il Pentagono, hanno appena superato quota 4.000 dall’inizio del conflitto, 5 anni fa (marzo 2003). I feriti sarebbero quasi 30.000.

·     Sono impegnati sul campo 160.000 soldati. La linea è “iraqizzare”, bombardare da lontano e lasciare il lavoro sporco alle milizie locali.

·     La guerra stressa il soldato semplice: si parla di 8.000 suicidi, depressione e malattie psichiche imperversano, aumentano i disertori fino a formare un movimento organizzato.

·     Il Pentagono stima in 600 miliardi di dollari i costi della guerra in Iraq. Il Budget Office del Congresso USA ritengono più realistica una stima compresa tra 1.000 e 3.000 miliardi di dollari.

·     Secondo Joseph Stiglitz, premio Nobel dell’economia 2001, la guerra iraqena è costata sinora, in 5 anni, 3.000 miliardi di dollari; potrebbero salire a 5.000 miliardi se fra i costi venissero incluse le spese “fuori bilancio” per i benefit e le cure a lungo termine dei veterani, il ripristino dell’esercito nella sua forza prebellica e il costosissimo ritiro dal Paese con il riposizionamento delle forze altrove nella regione.

·     Barak Obama ha ricordato che la prima Guerra del Golfo, nel 1991, è costata complessivamente al Tesoro americano “la somma che oggi paghiamo in Iraq ogni due mesi”.

Il petrolio iraqeno vale la candela dell’invasione?

·     La guerra, ufficialmente, avrebbe dovuto costare 70 miliardi di dollari annui e si sarebbe ripagata con i proventi del petrolio iraqeno estraendo 2 milioni di barili giornalieri.

·     La produzione in Iraq si aggira oggi intorno ai 2.300.000 barili al giorno, con il petrolio prezzato ad oltre i 105 dollari al barile (e che va sempre più su). Il quantitativo è di poco superiore a quello anteguerra, quando il Paese era soggetto all’embargo dell’ONU.

·     Il Parlamento di Bagdad ancora non è riuscito ad adottare una legge sulla ripartizione dei proventi petroliferi fra le diverse regioni del Paese. I sunniti abitano zone centrali  povere di idrocarburi e vorrebbero che la ricchezza venisse distribuita equamente fra tutti gli iraqeni. Sciiti al Sud e Kurdi al Nord hanno i giacimenti e tentano di tenerseli ben stretti.

·     Lo sfruttamento americano ed occidentale è ostacolato dal boicottaggio degli oleodotti da parte degli “insorgenti”, dalle difficoltà di trasporto, dal fabbisogno nazionale (gran parte del Paese riceve, quando va bene, elettricità soltanto per alcune ore al giorno).

I conflitti armati possono degenerare in guerra atomica

·     E’ quanto argomento nel libro “La guerra nucleare spiegata a Greta”, EMI Edizioni.

·     Il mondo è in guerra, il mondo si riarma, il nucleare prolifera, la tecnologia integra organicamente il nucleare nel sistema difensivo, in un quadro caotico, di crisi ecologica, sociale, economica.

·     Il deragliare delle guerre per le risorse strategiche – i combustibili fossili in primo luogo – diventa quasi scontato, come sostiene anche William Langewiesche, l’autore del bestseller “Il bazar atomico”, edito da Adelphi.

·     Le armi aggravano la pericolosità dei conflitti e – lo ricordava sempre Carlo Cassola, il fondatore della LDU – prima o poi finiscono per sparare da sole. E’ un richiamo all’ammonimento di Albert Einstein: “O l’umanità distruggerà gli armamenti, o gli armamenti distruggeranno l’umanità”.

Fermiamo chi scherza col fuoco atomico

·     Dall’appello varato nel luglio 2006:

·     La politica, la società, le religioni, la cultura, la scienza, si trovano davanti ad una scelta di vita o di morte.

·     Oggi le armi nucleari hanno perduto il ruolo di deterrente, ma sono concepite per venire usate. I veri rischi provengono dagli Stati nucleari che non intendono disarmare, e dalla disponibilità di materiale fissile.

·     La perversa "razionalita'" della brama di potere, della prevaricazione e della forza armata, degenerata nella follia e nell'insensatezza assolute, ha espresso la regola della competizione atomica: CHI SPARA PER PRIMO VINCE (se riesce ad impedire la reazione del "nemico").

·     La preparazione e la minaccia dello sterminio atomico dimostrano dove portano l'idea e la pratica della guerra, che è un male incontenibile, scatenante il massimo possibile di violenza e distruzione”.

Il primo colpo nucleare

·     La logica del primo colpo nucleare, che ha dato origine ad Internet, è alla base dello scudo antimissile, che Bush vuole installare in Europa e che sta accendendo la “Seconda Guerra Fredda”.

·     Scientific American propone spesso articoli di studiosi che avanzano proposte su come evitare la “guerra nucleare per errore”. Non c’è da fidarsi della razionalità di un potere che è stupido come chiunque pretenda di basare difesa e sicurezza sull’equilibrio di potenza, quindi sull’equilibrio del terrore.

·     L’attacco atomico preventivo ormai fa parte delle dottrine ufficiali delle grandi potenze – cito la NPR USA del 2002; esso sta per essere recepito ufficialmente e direttamente anche dalla NATO che oltretutto non ha rinunciato al “first use” per sedicente “difesa”.

Proliferazione incontrollata

·     Le potenze, USA e Russia in testa, che posseggono la bomba sono nove (alcune non ufficialmente); ma almeno una quarantina di Stati sarebbero in grado di costruirsi un’atomica. Molti Paesi stanno lavorando sotterraneamente in questa direzione.

·     In Medio Oriente i vari conflitti sembrano confluire in una “guerra unica” che può esplodere con il sempre possibile attacco israelo-statunitense contro l’Iran.

·     L’attuazione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP) è bloccata e negli ultimi anni è ripartita la corsa al riarmo con aspetti che puntano ad aggirarne o ignorarne i vincoli.

·     Oggi una delle svolte più pericolose è la costruzione di mini-nukes, cinicamente definite più maneggevoli e sicure per i civili, con l’obiettivo di utilizzarle sul campo di battaglia, di fatto a semplice discrezione delle Autorità militari.

 

 

 

Le spese militari toccano livelli record

·     Dal Corriere della Sera del 23 marzo 2008, articolo a firma Marco Nese:

·     Il mondo è sempre più imbottito di armi. Ogni anno i Paesi della Terra spendono oltre 1.200 miliardi di dollari per mantenere i loro eserciti. La quarta parte di questa cifra, e cioè 300 miliardi di dollari, è investita nell’acquisto di nuovi carri armati, nuovi aerei sempre più micidiali, nuove diavolerie tecnologiche con cui gli esseri umani si massacrano. Al crollo dell’impero sovietico la corsa agli armamenti si fermò. «Gli studi per la produzione di una nuova generazione di armi—spiega il generale Fabio Mini—furono abbandonati». Negli ultimi anni sono ripresi alla grande...

Progetti top secret

·     …“Molti progetti sono top secret. Ma i programmi resi noti sono già sufficientemente impressionanti. Si parla di armi a microonde, raggi elettromagnetici, armi ad energia diretta che impiegano alte frequenze in grado di far evaporare i corpi investiti. La Russia ha sviluppato armi termobariche, un miscuglio di esplosivi e carburanti realizzato grazie a una manipolazione della materia a livello atomico. Su impulso di Vladimir Putin, l’industria della Difesa russa assorbirà quest'anno 40 miliardi di dollari. Ma siccome Mosca nutre l’ambizione di imporsi di nuovo sullo scacchiere internazionale, ha preparato un vasto piano da completare entro il 2020 per aerei (fra cui velivoli Stealth, «invisibili»), missili, sottomarini e armi di nuova generazione. Anche la Cina si è lanciata nel settore dell’alta tecnologia. All’inizio di marzo ha annunciato di aver stanziato per quest’anno 58 miliardi di dollari per spese militari, il 18 per cento in più rispetto al 2007...

USA uber alles

·     ..."I più spendaccioni in assoluto rimangono gli Stati Uniti. Washington dedica il 4,7 per cento del prodotto interno lordo al settore della Difesa. L’Europa solo l’1,8. Nel 2006 gli Stati Uniti hanno investito 141 miliardi di euro per gli equipaggiamenti, mentre i 26 Paesi europei messi insieme sono arrivati appena a quota 39 miliardi di euro. Un divario così alto complica la possibilità di collaborazione tra occidentali. Se si vuole avere un’idea delle spese che comportano le Forze armate americane, basta pensare alle portaerei. Washington ne ha 12, ognuna è come un villaggio di circa 5mila abitanti. L’ultima arrivata è la Reagan, lunga come tre campi di calcio. Pattugliano tutti gli oceani, portandosi dietro ognuna una scia di decine di navi di supporto, un battle group capace di sferrare attacchi su ogni angolo della Terra"...

I rapporti USA-Russia

·     L’incontro di Soci, in corso proprio oggi (domenica 6 aprile), dovrebbe concludersi con la firma, da parte di Bush e Putin, di un documento per la definizione delle relazioni strategiche tra Stati Uniti e Russia nel medio periodo.

·     Il documento dovrebbe diventare punto di riferimento per accordi militari che sostituiscano i trattati ormai vecchi come qualli per la limitazione delle armi nucleari (valido sino al 2009), o dei sistemi antimissile, o delle forze convenzionali in Europa.

·     La Russia entrerebbe nel WTO.

·     Bisognerà vedere come influirà sul clima del Mar Nero il supervertice NATO di Kiev, che ha all’odg l’allargamento ad Ucraina e Georgia dell’Alleanza.

·     Un grande gioco riguarda il controllo delle risorse energetiche in Asia Centrale, a ridosso del Mar Caspio. Molto dipende da quali gasdotti passerà il combustibile.

·     Putin viene dipinto dalla stampa occidentale come il “nuovo Zar”, che continuerà a mantenere il vero potere da premier, con Medevedev, il delfino, nuovo presidente burattino.

·     L’equazione è Russia=URSS. La democrazia è finta, i finti partiti, di centro, di destra e di sinistra, in realtà rispondono sempre al Cremlino. Gli eredi del vecchio KGB hanno rioccupato le leve dello Stato dopo aver messo in riga gli oligarchi indipendenti.

·     La stampa è imbavagliata ed i giornalisti critici sono assassinati.

 

I rapporti UE-Russia

·     Molti fatti suffragano l’ipotesi che esista un tentativo USA di inserire un cuneo nei rapporti Europa-Russia.

·     La UE ha superato gli USA nel PIL, è una superpotenza economica, l’euro fa concorrenza al dollaro come moneta mondiale, è meno colpita dalla frana subprime: con il retroterra energetico russo assicurato potrebbe lasciare l’alleato solo nelle peste mediorientali.

·     Lo scudo antimissile in Cechia e Polonia avrebbe una funzione più politica che militare: ribadire che la Russia  fa parte tecnicamente delle “minacce” possibili.

·     Altro punto di attrito riguarda l’indipendenza del Kosovo dalla Serbia.

·     Sotto il Caspio passerà una Pipeline, costruita dagli americani, capace di liberare le riserve di metano turkmene. Rifornirà l’Europa non passando per il territorio russo.

·     Altri progetti di gasdotti, attraverso il Mar Nero, coinvolgono l’ENI, in collaborazione con Gazprom.

Anche l’Europa si riarma

·     La Nato nel vertice di Bucarest considera la proposta di Bush: deve allargarsi ad Ucraina e Georgia? Putin accetterebbe un baratto dando via libera ad un embrione di scudo antimissile in Polonia e Cechia.

·     La Francia di Sarkozy, appoggiata dalla Germania, ha frenato decisamente. Parigi però è rientrata nel comando integrato NATO e sta decidendo l’invio di altri 1.000 militari a Kabul. Sul nucleare iraniano fa la voce grossa. “Siamo alleati, non allineati”.

·     L’Europa pensa di aiutare l’industria bellica a rafforzarsi, specializzandosi e diventando più competitiva sul mercato. Con questo intento, per creare un “mercato comune degli armamenti”, la Commissione ha presentato due direttive: 1) normativa per l’acquisto di equipaggiamenti militari e di sicurezza (ampio uso della trattativa privata); 2) trasferimento degli equipaggiamenti destinati alle FF:AA dei Paesi europei: la licenza globale europea, rilasciata dall’EDA, si aggiunge a quella individuale.

L’Italia “unionista” ha indossato l’elmetto

·     Le spese militari, diminuite sotto Berlusconi, si impennano fino a toccare, con la Finanziaria 2007, la cifra record di quasi 23 miliardi e mezzo di euro.

·     Per assemblare gli F35 a Cameri siamo pronti a contribuire pubblicamente con miliardi di euro e a prenotare l’acquisto di un centinaio di velivoli.

·     Le basi militari non vengono gettate a mare (La Maddalena è un’eccezione), ma potenziate come a Sigonella (proiezione verso Africa e MO) e “raddoppiate” come a Vicenza (pronto impiego per le guerre in Iraq e Afghanistan).

·     La costruzione di Vicenza, come del resto la TAV e i CPT, sono in appalto a cooperative “rosse”.

·     L’ultimissima notizia è l’ampliamento, in Sardegna, del poligono interforze di Salto di Quirra. Verrà costruito un aeroporto, la gestione sarà affidata a un consorzio pubblico-privato: il 51% alla Difesa, il restante 49% divise tra le principali industrie nazionali degli armamenti. L’obiettivo è scaricare dal bilancio del governo alcuni costi e puntare sulla sperimentazione aerospaziale.

·     Lo scudo antimissile vedrà l’immancabile contributo italiano

·     Le centrali nucleari, per proposta comune di PD e PDL, saranno costruite all’estero, forse in Albania. Già l’ENEL collabora con l’Ente francese EDF e si è data da fare in Slovenia.

Aumenta l’export di armi tricolori

·     Stando ai dati del Rapporto del Presidente del consiglio l’export dell’industria bellica raddoppia, se si includono i programmi intergovernativi tipo Eurofighter.

·     Il rapporto è stato presentato in un incontro con la RID avvenuto il 28 marzo 2008.

·     Nel 2007 sono state ufficialmente effettuate 1.234 operazioni di esportazione di armi per circa 1.273,79 milioni di euro – un aumento di quasi il 10% rispetto al 2006.

·     L’esportazione di materiale aumenta, in valore, del 37%.

·     I programmi intergovernativi ammontano a 1.806,59 milioni di euro.

·     Le esportazioni definitive riguardano principalmente (2/3) Paesi UE e Nato.

·     Commesse importanti risultano con il Pakistan e la Turchia. Vendiamo armi anche a Emirati Arabi Uniti, Oman, Arabia Saudita, India e Singapore.

Missioni militari di guerra

  • Buona parte dello schieramento arcobaleno non ha avuto il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome.
  • Bisognava denunciare chiaramente che le cd missioni militari di pace, per le quali dal 2000 abbiamo speso oltre 7 miliardi di euro, sono in realtà guerra combattuta in retrovia, al rimorchio di operazioni neocoloniali.
  • L’interventismo militare soddisfa tutti i gusti: Albania, Balcani, Kosovo, Bosnia, Sudan, Malta, Libano, Egitto, Israele, Afghanistan, Iraq e molte altre ancora. Ma quello che più conta è la partecipazione subalterna alla “guerra unica al terrore” in Medio Oriente.
  • Il Parlamento-zombie si è rifatto vivo il 21 febbraio 2008 approvando il decreto di rifinanziamento delle missini militari all’estero:1,20 miliardi di euro che copriranno le spese dal 1° gennaio 2008 fino al 31 dicembre 2008.
  • L’Afghanistan si becca la fetta più grossa del totale, oltre 337 milioni di euro. Vi operiamo con un contingente di 2.350 uomini appoggiati da numerosi mezzi terrestri ed aerei inquadrati nella missione ISAF, formalmente della Nato ma rispondente alla catena di comando americana di Enduring Freedom.
  • Il Libano è lì per esplodere nella rissa tra filoccidentali, filosiriani, filoiraniani. Vi operiamo con 2.458 militari nell'ambito della missione UNIFIL 2 dell'Onu, più con la missione navale di appoggio Euromarfor.
  • Dallo stesso Iraq l’Italia non si è completamente ritirata (restano ancora Carabinieri per addestrare Forze armate locali) e i giacimenti di Nassyria destinati all’ENI costituiscono un bottino di 300 miliardi di dollari.

Sinistra arcobaleno contraria?

La Sinistra Arcobaleno non ha approvato il rifinanziamento delle missioni militari, però di fatto si è distinta, e neanche con chiarezza, solo sull'Afghanistan (ma ad es. non sul Libano).

Aveva infatti chiesto lo scorporo di questa missione, altrimenti avrebbe votato contro l'intero provvedimento. Ma non per chiedere il ritiro delle truppe bensì "un coinvolgimento diverso del nostro paese" (Elettra Deiana, PRC)".

Guarda caso questa decisione è "maturata" solo ora che il governo Prodi è già caduto da destra e si avvicinano le elezioni in cui si decide la sopravvivenza delle poltrone di sinistra.

Così possiamo finalmente sentire da costoro che "la missione in Afghanistan è una missione di guerra" (Deiana) e che in Afghanistan "la Nato chiede di estendere la guerra, nuove armi e più uomini, e libertà piena di uccidere chiunque si opponga alla presenza straniera, e il governo da noi sostenuto è nelle mani di criminali di guerra collusi con il narcotraffico" (Venier).

Le sorprese non sono mancate lo stesso: al momento della votazione finale, con una giravolta rispetto alle posizioni assunte in Commissione, i gruppi della Sinistra democratica e dei Verdi hanno lasciato l'aula per non votare no e non far mancare l'appoggio ai "nostri" militari ( e per non precludersi futuri accordi col PD?), mentre quelli del PRC e del PdCI si sono ritrovati a votare no da soli.

Non è stato, a conti fatti, un bell'esordio per il "nuovo soggetto unitario e plurale" alla sua prima prova parlamentare.

Movimenti di resistenza umana nel mondo

·     Mentre in Italia le Perugia-Assisi sostituiscono inopinatamente i “diritti umani” alla pace, negli USA gli attivisti no-war sospingono, con decisione e coraggio, la campagna pro-Obama.

·     Diventa possibile una svolta epocale nella politica estera paragonabile al disarmo unilaterale parziale di Gorbacev: la cessazione unilaterale della “guerra unica, globale e permanente al terrore”.

·     Obama, che ha votato contro la guerra, ritirerebbe le truppe dall’Iraq: e scusate se è poco… Per i circoli più oltranzisti del MIC (Military industrial complex)  la vita si farebbe grama. Addio bei sogni di attaccare l’Iran!

·     Le lotte nonviolente in Tibet, Birmania, eccetera, possono dimostrare che l’unità popolare è capace di prevalere sulle repressioni degli apparati polizieschi e militari.

·     Gli indios in Chiapas e, più in generale, quelle popolari in America Latina anch’esse additano la speranza di un diverso mondo possibile, ecologico, equo e solidale.

In Italia cresce il “partito del NO”

·     Presunte “emergenze” sono state sfruttate per campagne mediatiche contro i comitati Nimby: gli oppositori della TAV; i contestatori di basi militari, autostrade, discariche, rigassificatori… e centrali nucleari!

·     Sarebbero 194 le opere bloccate dalla protesta delle comunità locali secondo il sito Nimby Forum.

·     Il “Patto di Mutuo Soccorso” viene assimilato all’antipolitica di Beppe Grillo: il rifiuto irrazionale ed egoistico ad assumersi le responsabilità del “progresso”.

·     (Una lista degli inceneritori in Italia, esistenti ed in fase di costruzione, aggiornata al dicembre 2006, nonché delle varie associazioni che controllano i vari progetti è pubblicata dal blog “Politicamente scorretto”).

Il pacifismo italiano in crisi

·     Abdicando ad una coerente opposizione alla guerra, per subalternità al “governo amico”, il movimento pacifista italiano è praticamente quasi scomparso.

·     Un “Futuro senza atomiche” ha raggiunto a stento le 65.000 firme, ma la gestione BCP ha pregiudicato ogni valenza trasformativa della campagna antinucleare.

·     Non si può parlare delle B-61 di Aviano e Ghedi come dei “residui obsoleti” nel momento in cui la NATO va ad adottare ufficialmente la strategia della guerra nucleare preventiva.

·     La Legge di Iniziativa Popolare sulle basi militari, promossa da “DISARMIAMOLI”, è in difficoltà perché anch’essa è impantanata su impostazioni ideologiche “antimperialiste” vecchie e fuorvianti.

·     Nell’anno di grazia 2008 non è possibile civettare ancora con le “resistenze armate” tipo Hamas in Palestina o le FARC in Colombia!!!

La nonviolenza disorganizzata

·     I gruppi “storici” della nonviolenza cd organizzata arrancano, “duri e puri”, in un testimonialismo autoreferenziale

·     Dentro il MN si affaccia la tentazione del “partito della nonviolenza”

·     Il MIR, che ha tenuto l’ultimo suo CN a Milano, insiste nel suo privilegiare il perfezionamento di tipo spiritualistico rispetto alla ricerca di strategie politiche efficaci

·     LOC e LDU si limitano anch’esse a mantenere accesa una fiammella di testimonianza storica

·     Siamo pochi ma confusi, ed alquanto allergici al metterci insieme!

L’OSM piccolo “faro” dell’antimilitarismo nonviolento

·     Con tutti i suoi limiti, quantitativi e qualitativi, la Campagna OSM rappresenta l’ultimo ambito in cui una iniziativa nonviolenta diffusa conserva la capacità di saper unire la contestazione antimilitarista ai programmi costruttivi

·     Anche per questo sono da respingere le proposte facilone di sostituirla con petizioni di principio finalizzate a sperimentazioni velleitariamente “costruttive” che, nella migliore delle ipotesi, lasciano il tempo che trovano

Da Cattolica 2008 il rilancio?

·     La LDU propone di liberarsi da possibili derive accademiche ed istituzionali per scoprire, finalmente, la DPN di base

·     A livello interno, va cercato il collegamento con l’opposizione delle comunità locali alle Grandi Opere dello Stato burocratico

·     A livello esterno, i progetti di CCP devono rifiutare inequivocabilmente ogni mescolanza con le missioni militari

·     Il Servizio Civile Alternativo va sottoposto a critica serrata perché il degrado attuale (clientelismo+assistenzialismo) è inammissibile

Rivedere lo specialismo?

·     Su imitazione degli USA, dopo la crisi della “contestazione globale” post-68, i movimenti alternativi occidentali si sono dati alle specializzazioni monotematiche.

·     Il pensare globalmente è stato abbandonato per abbracciare un concepire ed agire settorialmente che avrebbe dovuto, in compenso, garantire efficacia e concretezza.

·     E’ possibile, dopo circa 40 anni (30 per l’Italia), effettuare un bilancio: settorializzarsi concettualmente significa, alla resa dei conti, volenti o nolenti, diventare complementari, gestibili, regolamentabili,  integrabili nel sistema.

Un nodo: l’autonomia dal sistema partitico

·     Se è vero che i mestieranti della politica in Italia – almeno 200.000 stipendiati secondo Gian Antonio Stella - si sono organizzati in “casta” (e “sottocasta” per quanto riguarda il ceto marginale “arcobaleno”) ne deriva che gli attivisti sociali devono contrapporsi con percorsi totalmente indipendenti e, quando è necessario, antagonistici.

·     Altrimenti ci si guadagna il ruolo degli ipocriti farisei “progressisti”: davanti alla porta della speranza, senza il coraggio di entrare, ma sbarrando il passo all’ingresso di altri, più meritevoli e persuasi.

·     Forse non ci mancano le idee, forse ci manca il coraggio di portarle avanti con la capacità dei persuasi di pagare il prezzo dovuto per affermarle…

Una nuova frontiera: la controinformazione

·     La difficoltà a veicolare idee e proposte alternative nasce anche dai “buchi” che caratterizzano la democrazia italiana: in primo luogo una informazione strutturalmente costruita sui padrini e sui padroni della “casta unica” al potere.

·     Darsi da fare per una “libera informazione in libero Stato” è un terreno ineludibile per sensibilizzare ed organizzare la gente in direzione disarmista e pacifista.

·     Forse, anzi sicuramente, non ci sono le condizioni per fondare “partiti” nonviolenti: le scarse energie andrebbero meglio investite e concentrate in nuovi circuiti mediatici nonviolenti. Con l’intenzione di comunicare, non con quella di autocelebrarsi per i “meriti” passati.

I modelli comunicativi

·     In Italia vige il “giornalismo pennivendolo”, che scrive a comando del padrone (o del padrino partitico)

·     A livello di nicchia, anche in RAI, sopravvivono elementi di giornalismo democratico: onesto ed indipendente, ma subalterno all’ideologia della notizia

·     Si comincia a parlare e a praticare il giornalismo partecipativo: i fatti devono emergere da un impegno e da un dialogo sociale reso possibile dalle nuove tecnologie della Rete

Un’alternativa di metodo e di contenuto

·     Alcune idee-forza contengono in nuce una alternativa di civiltà

·     La decrescita sostenibile e solidale (si contrappone alla competizione per la crescita del PIL)

·     L’omnicrazia ovvero il potere di tutti (si contrappone alla delega che degenera in oligarchia, oggi a giustificazione tecnocratica)

·     Il disarmo unilaterale: compiere il primo passo è necessario per preparare la pace attraverso la pace

·     La difesa sociale nonviolenta (si contrappone all’organizzazione della forza distruttiva)

·     La disobbedienza civile: il metodo che consente di combattere l’ingiustizia ed il sopruso senza ricorrere alla violenza organizzata.

·     Abbiamo bisogno di una pratica controinformativa che innovi sul piano del metodo, ma anche con dei riferimenti di merito.

La realtà che ci sta davanti

·     Il giornalismo spazzatura va sempre alla ricerca di “ciò che sta dietro”: complotti, intrighi, segreti…

·     La comunicazione sociale alternativa cerca di cogliere il pianeta sconosciuto della vita che scorre sotto i nostri occhi

·     Quello che realmente ci interessa conoscere ci sta davanti, quello su cui dobbiamo riflettere, quello su cui possiamo e dobbiamo intervenire

·     Il giornalismo spazzatura vuole farci credere che questo sia “noioso”

·     Ma non per nulla affatto noioso sforzarsi di capire davvero il mondo in cui viviamo e proporsi di trasformarlo

·     Forse è questo il passaggio utile e necessario da percorrere immediatamente, per lanciare la nostra sfida: organizzarsi, gli antimilitaristi nonviolenti, per una nuova comunicazione “di massa” da redattori sociali. Per affrontare dalla parte giusta il “crinale apocalittico della Storia”.