Campagna di
Obiezione di Coscienza alle Spese Militari
per la Difesa Popolare Nonviolenta

 

26 a ASSEMBLEA NAZIONALE

O.S.M. per la D.P.N.

 

sabato 31 marzo e domenica 01 Aprile 2007 , a Cattolica (RN)

(Hotel Royal, Viale Carducci 30)

 

 

Relazione Introduttiva

 

Vi sono da affrontare nel dibattito degli Osm alcune problematiche che si sono create e che vedono una difficoltà oggettiva nel procedere.

 

Queste problematiche non vanno superate eludendole, ma affrontandole in un dibattito assembleare.

 

Prima di passare a nuovi obiettivi e continuare a "consumare" iniziative parallele e di "moda" bisogna ricollocare in un percorso le varie proposte sollevate.

 

La storia degli Osm e il lavoro di questi anni hanno elaborato uno schema di riferimento che può essere utile ricordare per vedere dove sono collocate le tematiche che vengono di volta in volta utilizzate dal movimento pacifista e nonviolento.

 

 

Legge per l'opzione fiscale

 

 

L’opzione fiscale nasce dall'obiezione di coscienza alle spese militari.

 

L’obiezione all’apparato militare e alla partecipazione alle spese militari o con il rifiuto del servizio militare o con  il rifiuto delle proprie tasse pagate allo Stato.

 

Per far questo l’obiezione può utilizzare l’adesione di ogni persona (dichiarazione di obiezione e non collaborazione con l’apparato militare e le spese militari).

 

In un secondo tempo obiezione e dichiarazione si uniscono alla campagna Osm per la Dpn) con la partecipazione, attraverso un versamento o una disobbedienza civile, ad un percorso di obiettivi che portino a far avanzare la pace, il disarmo, la riduzione delle spese militari e la Dpn in Italia.

 

Da una parte la disobbedienza civile che è rappresentata dalla “sottrazione” nella dichiarazione dei redditi con una “autodenuncia” di una parte delle tasse per destinarle a altri scopi alternativi o pacifici nei confronti delle spese militari. Questa azione risulta non praticabile in quanto la riscossione delle entrate dello Stato è effettuata da un agenzia esterna che non permette più un dialogo con le Istituzioni.

 

La disobbedienza potrebbe passare al non pagamento delle tasse indirette (tasse che non sono sul reddito di un lavoratore, ma che stanno sui consumi per esempio benzina, luce, acqua, ) sottraendo l’iva e versandola direttamente a istituzioni individuate per gli scopi della Campagna.

 

Decisione da prendere e da valutare.

 

Negli anni la campagna Osm per la Dpn ha deciso di aggiungere alla parte oppositiva (contro le spese militari e le guerre) una parte d’iniziativa costruttiva ed ha creato l’idea dell’opzione fiscale.

 

L’ opzione fiscale dichiara che i cittadini coscienti del problema della difesa della popolazione chiedono allo Stato di utilizzare la parte delle tasse per un sistema difensivo non armato.

 

Questa possibilità si può attuare in Italia partendo dalla definizione della Corte Costituzionale che esiste per la nostra Costituzione sia la difesa armata che la difesa non armata (1985) e quindi si possono avere strutture non armate istituzionali che possono difendere e risolvere i conflitti in alternativa all’apparato militare.

 

Per la Campagna Osm il terreno di proposta si amplifica sul terreno di una proposta alternativa di difesa non armata . Da una parte riemerge il transarmo con la proposta di un sistema difensivo e dall’altra parte, sul piano della difesa nazionale la proposta della Difesa Popolare Nonviolenta e, sul lato dei conflitti esteri, i Corpi Civili di Pace.

 

 

Nasce quindi l’esigenza di codificare una legge per l’opzione fiscale. Viene definito un percorso per la sua stesura e presentazione.

 

Siamo quindi ad oggi, all’assemblea che può discutere dei problemi incontrati e dare indicazioni sul percorso tracciato per ottenere l’opzione fiscale in Italia.

 

 Per questo si pone la proposta di un gruppo di lavoro o di discussione che ridisegni tappe e percorso operativo e di analisi della legge per l’opzione fiscale.

 

Possiamo dire che la legge per l’opzione fiscale ha al suo interno due punti importanti:

 

Il primo, condiviso da quasi tutti, il diritto di ogni persona di non collaborare con la guerra e l’apparato militare, di poter  destinare le proprie tasse per un sistema alternativo di difesa.

 

Indicativamente questo è quanto dovrebbe esprimere la prima parte della legge.

I problemi incontrati si possono riassumere nel quesito: chi fa questo visto che i giuristi interpellati hanno declinato l’impegno?

 

Per poter rispondere occorre fare una discussione e creare un gruppo di lavoro nell’assemblea Osm x Dpn  su questo punto.

 

Il lavoro fino ad ora svolto ha visto la raccolta  delle leggi presentate per l’obiezione di coscienza al militare e alle spese militari, il contatto con un giurista costituzionale e incontri che hanno confermato la disponibilità dei parlamentari  a condividere un percorso di presentazione della legge.

 

È un problema, ma non irrisolvibile, possiamo scrivere la legge anche noi, attraverso una sintesi delle proposte e dei punti condivisi.

 

All’interno della Campagna è stato segnalato e proposto che l'iniziativa del 5x1000 esaurisca, qualora si finanzi l’Ufficio Nazionale del Servizio Civile, l'opzione fiscale.

 

Il secondo punto da includere nella legge dell’opzione fiscale è la risposta alla seguente domanda:

Una volta data la possibilità ai cittadini dell’opzione fiscale dove si assegnano i fondi?

 

Qui il problema si complica in quanto nella stessa campagna e all’esterno ci sono divisioni e pareri diversi.

 

La sintesi della Campagna Osm per la Dpn è stata quella di proporre la nascita di un Ministero della Pace in Italia.

 

L’iniziativa vedeva il suo nascere dall’intuizione che lo Stato attraverso suoi capitoli di bilancio (Servizio Civile, Cooperazione internazionale, aiuti umanitari, personale dell’Onu, organismi europei ed internazionali per la pace, università e centri di ricerca per la pace, Comuni – Province –Regioni che hanno assessorati o sviluppato competenze ecc.) potesse riunirli e sviluppare legislazione e competenze sul tema della Pace.

 

L’assunzione di questa responsabilità Istituzionale era da noi condivisa non solo nell’idea, ma anche nella proposta di condivisione con altri soggetti pacifisti italiani.

 

Questa idea se accolta risolveva tre problematiche:

 

la prima di battere l’idea della parte politica militarista che cerca di portare la Pace sulla Guerra (missioni militari di Pace, la guerra per la democrazia, la difesa dei diritti dei soldati e non degli uomini, la difesa degli interessi economici ecc.) con la sintesi di chiamare il Ministero della Difesa della Pace e della Sicurezza.

 

La seconda che l’opzione fiscale aveva un senso nella creazione di un fondo per questo Ministero.

 

 La terza che lo Stato assumeva una responsabilità istituzionale per la Pace e che il movimento pacifista aveva un riferimento in più oltre alle linee politiche ondivaghe dei vari partiti italiani. In sintesi si passava da una discussione di obiettivi politici ad un impegno istituzionale.

 

La nostra iniziativa ed entusiasmo sono naufragati di fronte all’impreparazione politica, istituzionale e di movimento incontrate.

 

Il lavoro è stato tanto ed ha visto portare la proposta agli Enti locali per la Pace (tavola per la Pace) che non l’hanno presa in considerazione.

 

Ai parlamentari per la pace che hanno detto di si però hanno cominciato a disquisire se è meglio ottenere diversi agganci nei vari ministeri che supportare una simile proposta che non ha maggioranza parlamentare.

 

Il movimento pacifista  ha risposto indirettamente ribadendo non un elenco di priorità istituzionali, ma occupandosi dei propri settori.

 

Chi su leggi per il disarmo che vedono la costituzione di un dicastero o dipartimento per la riconversione sotto il Ministero dell’Industria, chi in progetti sanitari in giro per il mondo, chi sulle questioni di genere, difesa delle donne nei paesi in conflitto, chi con leggi e fondi all’interno di missioni militari per i corpi civili di pace, chi con istituti di ricerca, chi con un servizio civile per la solidarietà ed il volontariato ecc.

 

In sintesi chiusura su tutti i fronti.

 

Abbiamo allora tentato una “scorciatoia” istituzionale visto che si era creato il Ministero della Solidarietà Sociale con il Ministro Paolo Ferrero (PRC) a cui sono stati assegnate le competenze per la legge dell’Obiezione di Coscienza, la legislazione e le risorse  del servizio civile,  l’Ufficio Nazionale e la legislazione sull’immigrazione che vede una percentuale molto alta di immigrati fuggire dalle guerre e dalla violenza,  di proporre  l’aggiunta al nome Ministero della Solidarietà Sociale la nuova dizione Ministero della Solidarietà Sociale e della Pace.

 

Avviati i preparativi della proposta, avuti incontri con i parlamentari della Pace, consegnato personalmente al Ministro la richiesta d’incontro. La risposta è stata la negazione della discussione o del confronto da parte del Ministro.

 

L’assemblea deve o può decidere se portare avanti l’iniziativa costituendo un gruppo di lavoro su questo, perché non basta proporre, ma occorre lavorare per anni organizzativamente per ottenere dei risultati.

 

 

La scelta di destinare i fondi e le indicazioni della Campagna:

 

La situazione è difficile, se si pensa a che cosa voler finanziare con l’opzione fiscale per poterlo scrivere all’interno di una legge.

 

Come esercizio di coerenza occorrerebbe verificare la destinazione delle proposte interne alla Campagna.

 

Se si vuole introdurre un finanziamento e una linea politica per seguire la costituzione dei Corpi Civili di Pace occorre il rispetto di alcune linee guida.

 

Ogni iniziativa dovrebbe essere inserita nell’operato e nella storia della campagna. Di ogni iniziativa occorre disegnarne il percorso e seguire una fase di sperimentazione.

 

L’esperienza insegna che senza queste linee si va verso la disorganizzazione , la confusione ed il conflitto. Vedi Comitato, Dpn, Opzione Fiscale, Spese Mlitari.

 

Bisognerebbe  discutere di cosa facciamo dell’8x 1000 (questione politica dei Dico); il finanziamento all’Unsc; dei Berretti Bianchi del Cefa. Riconfermandoli o togliendoli.

 

Si organizzano gruppi interni di lavoro che chiedono finanziamenti per esempio sull’Opzione Fiscale, la Dpn, le spese militari e il nuovo modello di difesa?

 

Quali le proposte?

 

 

Le spese militari e un nuovo modello di difesa alternativo non violento e non armato

 

Questo è un tema centrale per la Campagna Osm per la Dpn.

 

L’esigenza di un gruppo di lavoro assembleare  nasce da due fattori:

 

1. Quale politica di difesa ha il Governo Prodi?

 

    Coincide o è in rotta di collisione con le nostre proposte?

 

    Ci sono maggioranze parlamentari o politiche che sostengono le

    nostre proposte di riduzione delle spese militari e di ricerca di un

    nuovo modello di difesa difensivo e nonviolento?

 

Per poter rispondere  occorre riflettere su:

 

a)     Con l’avvento di un governo di centro sinistra ci si aspettava una chiara svolta con un percorso di uscita dell’Italia dalla guerra permanente e la riduzione delle spese militari che sarebbe avvenuto attraverso un sistema militare che avrebbe dovuto optare per un sistema difensivo non aggressivo e quindi ridurre in una prima fase l’armamento di distruzione di massa;

 

b)     Le decisioni sulla base di Vicenza, sul riarmo atomico (partecipazione di imprese a progetti nucleari e spazio sul nostro territorio a bombe atomiche), i nuovi caccia bombardieri (JFS35 a Cameri per la difesa del nostro territorio ne basterebbero 35 ne vogliono comprare 150 e più per partecipare alla guerra esterna); rifinanziamento della “guerra” in Afghanistan;  sembrano dire che il governo è guerrafondaio;

 

c)      Il movimento per la Pace si è cominciato a chiedere se il Governo attuale non sia uguale sulle tematiche della Pace a quello precedente. La differenza sta che il governo di centro destra considerava le missioni di Pace fatte dai soldati all’interno dell’alleanza con gli Stati Uniti (esercito buono che fa la guerra per la pace), il Governo di centro sinistra invece,in chiave di costruzione di un esercito europeo con politiche autonome dagli Stati Uniti o concordate, inserisce la spesa militare all’interno del rapporto Pil/debito pubblico per l’acquisizione di commesse dagli Stati Uniti (organizzazione della guerra preventiva), sia con accordi o commesse  internazionali (Pakistan, Israele, Turchia, ecc.) sia in progetti per l’acquisizione di commesse per il futuri progetti di armamenti per l’esercito europeo.

 

E’ ormai noto a tutti che questo vuol dire aumentare la competizione del commercio delle armi, la qualità distruttiva e che l’apparato militare diventa un’industria che vende i suoi prodotti sul mercato della guerra globale. Se questo era già noto come “operosità” delle nostre industrie militari oggi abbiamo un triangolo delle “Bermuda” (Prodi – D’Alema – Parise) che lo promuove e lo benedice.

 

Sulla vicenda dell’Afghanistan le cose sono peggiorate in quanto è emersa una linea militarista del governo che attraverso la politica estera si salda a quella del centro destra portando indietro o facendo mancare una maggioranza parlamentare alle istanze del movimento pacifista e contro la guerra.

Figuriamoci le nostre proposte che fine fanno?

 

Tutto questo cosa c’entra con la Campagna Osm per la Dpn?

 

Queste riflessioni dovrebbero portare a una sintesi riassumibile in due aspetti:

 

a) la linea politica da sconfiggere e denunciare è quella che scaturisce dall’alleanza  fra destra e sinistra sulla politica militare Italiana.

Quindi non più un riconoscimento di schieramento, ma lo scontro con una linea trasversale militarista della destra e della sinistra. Questa decisione riguarda anche i rapporti dei movimenti pacifisti accanto a noi che invece fanno ragionamenti “zoppi”, prima di schieramento e poi di contenuto.

 

b) sorvoliamo sull’aumento delle spese militari o manteniamo lo stesso spirito di denuncia come nei precedenti governi?

 

 

Questo per quanto riguarda l’aspetto oppositivo che dobbiamo mantenere. Assisteremo  alla mancanza di una sponda politica per la Pace e lo scontro fra apparati politici e idee-movimenti si radicalizzerà.

 

 

Sarebbero da seguire con un gruppo di lavoro in assemblea i seguenti temi:

 

Aumentano le spese militari diminuiscono le spese sociali.

 

Aumentano in Italia le prese di posizione di chi si pronuncia contro le spese militari.

 

Possiamo pensare a riunire, come primo obiettivo, in un convegno seminario queste prese di posizione come elemento aggregante e di condivisione durante il 2007?

 

Possiamo anche proporre ad altri la nostra riflessione che la diminuzione delle spese militari passa dalla richiesta di un nuovo modello di difesa alternativo all’attuale che da distruttivo deve diventare difensivo e poi non armato e nonviolento?

 

Se è vero che nella finanziaria diminuiscono le spese sociali e aumentano le spese militari, non è vera la proposta che diminuendo le spese militari aumentano le spese sociali.

 

La diminuzione delle spese militari avviene attraverso la scelta di un nuovo modello di difesa.

 

Possiamo proporre ad altre forze la discussione su questi temi e formare un percorso di aggregazione e unità intorno a contenuti condivisi.

 

 

Questo percorso è importante da analizzare in assemblea in quanto coerente il binomio opposizione – costruzione che è stato sino ad ora seguito dalla campagna Osm per la DPN.

 

 

Tassa per la Pace e corpi civili di Pace

 

Alla luce di quanto esposto appare sbagliata la seguente proposta in quanto non chiarisce il significato di tassa per la pace, a che cosa si riferisce (solo a un contributo personale? Si esclude la legge sull’opzione).

 

I corpi civili di Pace sono un’ idea che nella realtà ha bisogno di essere chiarita e collocata, spiegata e divulgata.

 

Questa decisione va presa fidandoci del Movimento Nonviolento, dell’Ipri-Ccp, della rete Rid, dei Beati, della Sentinelli,  come per il Comitato per la Dcnanv?

 

Con le sorprese avute si può proporre un percorso e un’attenzione verso i corpi civili di pace?

Pensiamo  non  più di questo.

 

Il centro coordinatore nazionale

della Campagna Osm per la Dpn

 

 

Milano, 30 marzo 2007