Coordinamento Politico Campagna OSM/DPN (Bologna, 15.10.2006)

(verbale/sintesi redatta in collaborazione tra Lorenzo Scaramellini, Claudio Pozzi, Alfonso Navarra e Lina Appiano)

 

 

Presenti: Alfonso Navarra, p.Angelo Cavagna, Angelo Gandolfi, Beppe Marazzi, Claudio Pozzi, Lina Appiano, Lorenzo Scaramellini, Luciano Setti e Massimo Aliprandini.

In qualità di osservatori, sono presenti inoltre Turi Vaccaro e Francesco Lo Cascio (MIR)

 

 

L’incontro viene preceduto da una discussione, presente Maria Carla Biavati  (Berretti Bianchi), incentrata sulla posizione da prendere mercoledì 18 a Roma all’incontro con Riccardo Troisi ed altri, sui CCP.

Massimo e Maria Carla informano il C.P. della situazione e, in particolare, del progetto di Davide Berruti (Centro Studi Difesa Civile) di inviare 30 osservatori in Libano.

Angelo G.: Buona regola è andare come CCP solo se almeno uno ci chiama. C’è differenza tra CCP e cooperazione. I CCP non fanno aiuti umanitari. Dove ci sono i militari noi non dobbiamo andare.

M.Carla B.: I militari hanno un mandato a termine. I CCP devono lavorare con la popolazione civile. Non devono essere in rapporto diretto con i militari.

Max: (I CCP  ?) devono fare 4 cose:      1) Stimolo dei negoziati

                                                            2) Entrare nei negoziati

                                                            3) …???...

                                                            4) Entrare in un microprogetto

Maria Carla: Un CCP va ad essere strumento non soggetto per costruire

Alfonso N.: Bisogna fare diplomazia prima di andare

M. Carla: Sono per il dialogo ma Berruti non deve chiamarsi CCP ma SCivilista

Max: Troisi come fa a parlare di CCP? Berruti ha bazzicato nell’ambiente. Chi ha gli agganci giusti… Alberti (Un Ponte per…) ha detto che può durare 2 anni. La Sentinelli ha detto sì a Berruti così potranno dire che in Libano ci sono anche i CCP. L’incontro di Roma di mercoledì è delicato…

Angelo G.: Sbagliano a non dire che invece di CCP si può parlare di intervento in zone di conflitto o “democrazia popolare” o di “educazione alla pace ed alla nonviolenza”. Parliamo di intervento civile in luoghi di conflitto.

I CCP non hanno gestione gerarchica ma, essendo nonviolenti, hanno il sistema del consenso. Il CCP è uno strumento della società civile (pur lavorando con le istituzioni). E’ altro rispetto ad altre cose. Il progetto Berruti può essere finanziato ma non come CCP. Il CCP deve essere indipendente dai militari, non può essere una compensazione rispetto all’invio dei militari.

Francesco Lo Cascio (MIR): Come mettiamo assieme i vari livelli? Come Mir siamo stati sul posto. Diciamo loro (a Berruti) di cambiare nome ma mica lo faranno! Noi abbiamo dei contatti da poter offrire.

Luciano S.: Non andrei mai dove c’è l’esercito.

 

 

Esaurito il dibattito sui Corpi Civili di Pace, si passa ai punti all’ordine del giorno decidendo, consensualmente, di affrontarli complessivamente: Disarmo Atomico, Incontri con i parlamentari e proposte di legge (Opzione Fiscale - Ministero della Pace), Rapporti con il movimento pacifista e nonviolento, Eventuale incontro su aumento spese militari del governo Prodi, Formiche di Pace e gruppi di lavoro, Andamento della Campagna 2006.

 

L’incontro si apre con un intervento di Massimo A. che ricostruisce l’attuale fase politica sulla base di alcuni elementi significativi: il rifiuto del Ministro Ferrero di incontrarci (contrariamente a quanto previsto a luglio) rinviandoci al neo direttore dell’UNSC Diego Cipriani, le numerose fratture che si sono determinate nel movimento pacifista/nonviolento. Tra queste vengono citate la nascente Campagna sul tema del disarmo nucleare e i problemi di rapporto con la RID (Rete Italiana Disarmo), le prese di posizione di Tonino Drago, la decisione del Movimento Nonviolento di organizzare un seminario a Verona e la contemporanea Assemblea di Firenze del pezzo “antagonista” del Movimento contro la guerra, la Tavola della Pace che “impone” una manifestazione di appoggio alla missione militare in Libano, la dibattito questione dei Corpi Civili di Pace ecc.

Massimo chiede, di fronte a tutto questo, che area di riferimento scegliamo come Campagna? Antimilitarista/nonviolenta? Quali metodologie intendiamo usare? Come intendiamo rapportarci con i diversi pezzi del Movimento contro la guerra?

Proseguiamo nella direzione imboccata da un paio d’anni di “star dietro a tutti” o ci concentriamo sulla nostra Campagna e sui nostri obiettivi politici, aggregando chi ci sta? In ogni caso, aggiunge Massimo, dobbiamo darci un termine (fino a quando?) e verificare i risultati ottenuti.

 

Dall’introduzione di Massimo si sviluppa il dibattito da cui emergono varie posizioni:

-          perché affrontare separatamente il discorso “disarmo nucleare”? Noi siamo contro tutti gli armamenti (Luciano S.)

-          mi pare che i toni del dibattito che ha preceduto il CP e l’introduzione di Massimo giustifichino i dubbi che avevo espresso partecipando alla riunione RID del 7 ottobre: contrariamente a Claudio, non sapevo se potevo esprimermi anche a nome della Campagna OSM/DPN o no… Personalmente sono infatti convinto che non ci sia alternativa possibile alla direzione imboccata da alcuni anni: solo il confronto e il dialogo costante con gli altri pezzi del Movimento contro la guerra ci può consentire di sviluppare il nostro percorso politico e di individuare le sintesi possibili. Gli altri non sono “avversari” ma persone e organizzazioni che – come noi, seppure con iniziative, accentuazioni e sensibilità diverse – stanno cercando di costruire la Pace. Questo non deve significare assumere atteggiamenti subalterni ad altri o rinunciare ad affermare per intero le nostre ragioni. Dunque dialogo, dialogo e poi ancora dialogo. (Lorenzo S.)

-          occorre prendere posizione sulla questione del nucleare “coreano”, considerando anche il comunicato della RID  (Angelo G.)

-          ho evitato intenzionalmente di intervenire sul comunicato della RID perché non lo ritengo un gruppo che mi rappresenta visto che non ci passa informazioni importanti come quella dell’imminente incontro di Roma (18 ottobre) sui Corpi Civili di Pace in Libano (Massimo A.)

-          a Cattolica (assemblea nazionale OSM) avevamo deciso di partire con l’osservatorio sulla DPN: dov’è finito? (Angelo G.)

-          dobbiamo ripartire da dove eravamo rimasti, come CP: dal 18 giugno, quando ci eravamo incontrati in un clima tranquillo, prima delle “bufere estive”. Dopo quel CP Massimo ed io avevamo scritto due risoluzioni: sul disarmo atomico e sulla questione Ferrero. Ora si tratta di rendicontare quanto è stato fatto a seguito delle due risoluzioni (Alfonso N.) 

-          non dobbiamo correre dietro agli altri carri. Innanzitutto dobbiamo chiederci: cosa vogliamo noi? Dopodiché ci confrontiamo con gli altri sul “fare” (Francesco Lo Cascio)

-          il nostro problema è di non chiamare la guerra “pace”. Abbiamo il dovere di dire la nostra posizione. Sono d’accordo che il Libano sia altra cosa rispetto all’Iraq o all’Afghanistan ma non mi importa nulla. La Campagna può essere ancora una proposta forte. Non siamo “antimilitaristi” ma alter-militaristi, alternativi ai militari: altri hanno fatto scelte diverse. Ci vuole chiarezza (Angelo G.)

 

Accettando una mozione d’ordine di Alfonso, si decide di partire dalle risoluzioni del precedente CP, innestando poi su queste il dibattito generale e le proposte operative.

 

La Campagna sul disarmo nucleare

Alfonso N.: nell’ultimo CP, rifacendoci alle mozioni di Cattolica, avevamo affrontato il tema del disarmo atomico recependo poi quanto emerso in due risoluzioni. L’auspicata, nuova Campagna sul Disarmo Atomico (vedi decisioni di Roma del 18 maggio) doveva marciare su due gambe: il lavoro dei “saggi” coordinati da Alfonso e quello delle associazioni coordinate da Francesco Vignarca. La risoluzione del nostro CP riprendeva, condividendolo, il documento “Fermiamo chi scherza col fuoco atomico” in cui c’erano tre elementi: la minaccia nucleare da disinnescare, la necessità di un nuovo modello di difesa (la DPN) e la questione dei Corpi Civili di Pace. Lo stesso documento su cui si basava la nostra risoluzione è stato portato a Pisa da Alex Zanotelli, al Convegno di Satyagraha. Dopo un duro dibattito estivo via mail è intervenuta l’assemblea di Milano del 17 settembre che, nelle more dell’indisponibilità estiva di Vignarca (per problemi personali) è stata organizzata da Massimo e da Alfonso (cercando anche di recuperare il ritardo accumulato sulla tabella di marcia iniziale che la prevedeva a metà giugno). L’assemblea di Milano, partecipata da una quarantina di persone in rappresentanza di una trentina di organizzazioni, si è svolta in un clima complessivamente positivo e – dopo le presentazioni e il dibattito generale del mattino - è proseguita formando due gruppi di lavoro: sul lavoro politico, per condividere obiettivi e percorsi, e sulla struttura organizzativa. Il programma di lavoro è stato approvato consensualmente mentre la struttura organizzativa ha richiesto un voto finale che – a maggioranza – ha deciso di formare un coordinamento rappresentativo di più realtà (siti nucleari, ambientalismo, sindaci contro il nucleare, rapporti con le chiese…) con sede presso la LOC di Milano. In quella stessa sede si era anche previsto un successivo appuntamento di verifica/allargamento/delibera iniziative per il 5 novembre. Il conflitto già emerso in estate è poi riesploso sul comunicato stampa finale diffuso da Massimo e Alfonso e contestato da Tiziano Tissino, Lisa Clark, Francesco Vignarca e altri che ritenevano l’assemblea di Milano un passaggio intermedio di un percorso ancora tutto da definire, le cui risultanze avrebbero dovuto rimanere “interne” e non essere diffuse pubblicamente. Si è così aperto un conflitto tra “saggi” e “associazioni” tuttora da sanare sul quale è intervenuto anche ieri (Convegno di Bologna del 14 giugno) Alex Zanotelli ribadendo tra l’altro il percorso ipotizzato fin dall’inizio di coinvolgimento iniziale delle piccole associazioni/realtà locali per poi rivolgersi alle grandi (Tavola della Pace, ARCI, ACLI ecc.).

Alex Zanotelli rimane la “faccia pubblica” della futura Campagna, facendosene portavoce in sede di conferenze stampa ecc.

Alfonso è d’accordo che la RID si attivi, purchè accetti di essere integrata da tutti i soggetti interessati e che questi rimangano liberi di coinvolgere altri, sviluppando rapporti come quelli che hanno consentito la presenza a Bologna dei Comitati locali della Maddalena ecc. Altrettanto condivide l’opportunità di un portavoce della Campagna OSM/DPN nel gruppo di lavoro RID sul disarmo nucleare, diverso da lui, per facilitare il rapporto in questo momento di tensione.

 

Claudio P.  riferisce quanto emerso dall’Assemblea RID del 7 ottobre, a Roma, al quale ha partecipato – a nome della Campagna OSM/DPN – con Lorenzo Scaramellini. Il nostro atteggiamento nel corso dell’intera giornata si è mantenuto sul piano del costante spirito costruttivo. Ciononostante abbiamo osservato alcuni segnali di insofferenza nei confronti della Campagna OSM/DPN: già al mattino, quando Emilio Emmolo (di Archivio Disarmo) ha proposto che fosse la RID ad assumere l’esclusiva paternità della Campagna per il disarmo atomico ignorando (tra l’altro) l’assemblea di Milano e il suo esito. Il nostro intervento è servito a neutralizzare questa proposta ed a orientare l’assemblea verso soluzioni meno drastiche. Ma l’episodio più indicativo della tensione con la Campagna OSM/DPN si è verificato quasi in chiusura di assemblea, quando Claudio ha proposto Massimo e Alfonso (dato il loro impegno) come rappresentanti della Campagna OSM/DPN nel nascente gruppo di lavoro RID sul disarmo nucleare. Claudio è stato accusato esplicitamente di “provocazione”, indicando due persone che (secondo alcuni dei partecipanti) sarebbero state responsabili di gravi scorrettezze nella conduzione del lavoro fin qui svolto. In particolare, dopo l’incontro del 18 maggio a Roma sarebbero andati (Alfonso in particolare) ben oltre il mandato ricevuto, hanno prodotto il contestato “comunicato stampa” dopo l’assemblea del 17 settembre a Milano e (aggiunta di Lorenzo) avrebbero fatto circolare ad hoc una mail “interna” screditando il ruolo di Francesco Vignarca come coordinatore della RID non rispondendo alle sue successive richieste di chiarimento (“accuse” a Massimo). Per favorire il superamento del conflitto in atto, Claudio – in sede di assemblea RID – ha poi ritirato la proposta nominativa di Alfonso e Massimo, pur respingendo (con Lorenzo) le accuse di “provocazione” e la legittimità che altri possano decidere i nostri rappresentanti nel gruppo o porre “veti”. Nel contempo ha però chiesto e ottenuto che Tiziano Tissino non venisse indicato come coordinatore del gruppo. La richiesta è stata accettata ed è stata poi condivisa l’idea che il gruppo, riunendosi, lo scelga al suo interno. Pur prendendo atto delle difficoltà che permangono, Claudio condivide con Alfonso la proposta che la Campagna OSM/DPN resti dentro la RID e che in particolare lavori nel gruppo sul disarmo nucleare.

Lorenzo S. integra il resoconto di Claudio riportando le decisioni finali dell’Assemblea di Roma accennate anche nel report redatto da Francesco Vignarca e inviato da Lorenzo al CP sabato 14 ottobre: sul disarmo nucleare, la RID ha deciso di formare un gruppo di lavoro che si è già dato due compiti. Entro una settimana (già scaduta) elaborare un’iniziativa nazionale di “compliant day” con la denuncia dei ministri per violazione del Trattato di non proliferazione nucleare consentendo la presenza di armi nucleari sul territorio italiano, con manifestazioni davanti alle questure (indicativamente sabato 25 novembre, ritenendo impraticabili altre mobilitazioni in coincidenza col vertice di Riga). Il secondo compito del gruppo sarà invece quello di elaborare – entro fine ottobre – una proposta di Campagna per il Disarmo nucleare da sottoporre poi a tutte le associazioni interessate.

 

Massimo A. precisa che lui e Alfonso si sono ritrovati nella condizione di dover condurre l’Assemblea di Milano del 17 settembre per colmare il vuoto lasciato da Francesco Vignarca e che hanno dovuto risolvere il problema del “coordinamento” (vedi decisione finale) per evitare che l’assemblea si chiudesse senza un riferimento organizzativo chiaro (seppure modificabile). Allo stesso modo Alfonso chiarisce il motivo del comunicato stampa finale steso necessariamente senza Francesco Vignarca (che se n’era andato appena finita l’assemblea) per dare visibilità all’esito dell’incontro, così come espressamente richiesto (e apprezzato) il giorno dopo anche da alcuni assenti. Massimo ricorda anche che a Milano si è votato, assumendo democraticamente decisioni che vanno rispettate e ripropone il quesito iniziale: fin quando vogliamo rimanere dentro realtà come la RID che non ci ascoltano? Non si può “attendere” all’infinito.

 

Il dibattito successivo, torna su aspetti di carattere generale oltre che riferiti allo specifico del disarmo nucleare.

 

Lorenzo S. riparte dall’affermazione di Angelo (non si può chiamare “pace” la guerra) che condivide ma che non può indurci a scambiare i nostri desideri, le nostre speranze (sacrosante) con la realtà. Se vogliamo fare azione politica e non testimonianza personale dobbiamo partire dalla realtà e ragionare sulle azioni possibili per modificarla. In questo senso l’azione di Turi è assolutamente condivisibile ma rientra in un percorso personale, individuale, diverso da quello che la Campagna OSM dovrebbe seguire. Prendere atto della realtà significa, ad esempio, sapere che la stessa Tavola della Pace (considerata da molti di noi un soggetto “filogovernativo”) fatica a farsi ascoltare dal governo Prodi e questo non solo sulle questioni del disarmo ma perfino su questioni apparentemente meno dirompenti come ad esempio l’elevazione al famoso 0,7% del PIL per la cooperazione internazionale. E poi, noi non eravamo per il transarmo? Questo, per me, vuol dire anche saper vedere, in casi come quello del Libano, gli elementi di effettiva diversità rispetto alle altre missioni militari e lavorare perchè si apra uno spazio (comunque) per i Corpi Civili di Pace, uno spazio fosse anche minuscolo che consenta però in una successiva occasione di allargarsi un po’ e poi un po’ ancora, mantenendo inalterata la nostra prospettiva di una DPN che sappia diventare un giorno davvero alternativa alla guerra. Allo stesso modo, io credo sia stato sbagliato, sull’Afghanistan considerare nostri avversari tutti i parlamentari esclusi gli 8 senatori obiettori: ma davvero possiamo credere che tutti gli altri siano diventati improvvisamente guerrafondai? Davvero possiamo pensare che solo noi e i senatori “obiettori” abbiamo a cuore la pace e il disarmo?

Per quanto riguarda poi la Campagna sul nucleare, ringrazio Alfonso per aver ricordato che l’appello iniziale e la nostra risoluzione facevano espliciti riferimenti al modello di difesa e ai Corpi Civili di Pace: due aspetti che, ho l’impressione, si stiano un po’ perdendo nella progettazione della Campagna e che starà a noi richiamare con forza.

Un’altra osservazione sull’unione e sulla forza popolare a cui facciamo appello sui nostri documenti (e Alfonso in particolare): ma dietro di noi chi c’è? Di chi siamo rappresentativi? Forse di 10/20 persone, in media! E allora attenzione a fare questi discorsi, a richiamarci alla società civile e, contemporaneamente, a rifiutare il dialogo costante, a non ricercare ostinatamente tutte le possibilità di lavoro con le sue aggregazioni (tutte le organizzazioni sul territorio, in qualche modo): è una contraddizione stridente!

E infine, quando Massimo chiede “fino a quando vogliamo attendere?” io dico che non deve trattarsi di attendismo: noi stiamo ovunque sia possibile (RID ma non solo), perchè ci interessa tenere e sviluppare rapporti con altri ritenendola l’unica possibilità per cambiare le cose procedendo (anche) verso i nostri obiettivi.

 

Lina A: ringrazia Claudio per l’aggiornamento del sito OSM-DPN e per la visibilità che la Campagna OSM-DPN ha acquisito grazie alle informazioni contenute nel sito; Alfonso e Massimo per l’impegno nella Campagna “No al nucleare – Fermiamo chi scherza con il fuoco atomico”, deciso con la risoluzione del 18 giugno scorso nell’ultimo CP. Chiede tuttavia motivo del fatto che sul sito non ci sia traccia dell’incontro con i Parlamentari del 15 luglio scorso, come pure della lettera aperta (scritta da Alfonso con la collaborazione di Lina) indirizzata al Ministro Ferrero, nella quale venivano ribadite la necessità di riformare il Servizio civile e l’importanza di un sostegno forte al Comitato DCNAN.

In merito al dibattito sul rapporto con altri gruppi pacifisti e in particolare con la RID: sottolineo che la portata del contenuto (il disarmo atomico) è talmente alto che “da solo” dovrebbe richiamare ognuna/o a modalità relazionali di cooperazione. Tuttavia non potendo ignorare le fratture creatasi tra alcuni esponenti della RID ed altri della Campagna OSM-DPN, suggerisco di rifiutare atteggiamenti rigidi di contrapposizioni, quali il rifiuto di avere Alfonso e Massimo nel gruppo di lavoro “dedicato” emerso nell’assemblea del 7 ottobre e di cercare un chiarimento interpersonale che ricomponga il dialogico perso. Nell’attesa, affiderei ad un altro/a rappresentante il compito di lavorare nella RID (per esempio Lorenzo).

Apprezzo la riflessione di Angelo quando a proposito dell’antimilitarismo introduce il concetto di “altro” militarismo. Penso che l’accento vada messo non tanto sulla differenza semantica quanto sul suo contenuto operativo. La possibilità di sostenere i CCP favorendo la formazione e il finanzimento sin d’ora, a partire da questo governo e dalla sua politica estera di mediazione dei conflitti bellici attraverso i militari, attualmente gli unici addestrati nella difesa della popolazione civile (vedi intervento in Libano). Da questo punto di vista la nostra Campagna deve ancora spendersi. Come pure per ciò che concerne l’Osservatorio per la DPN. Allo stesso modo sollecito con forza un recupero pieno del nostro impegno a favore dell’Opzione fiscale. In particolare propongo di rispettare gli impegni presi a Roma nel luglio scorso con Russo Spena e, pur alla luce delle tante difficoltà, ricondurrei il discorso alla presentazione del DDL. I riferimenti potrebbero essere i DDL di Guerzoni (1989) e dello stesso Russo Spena (1996) essendosi quest’ultimo, tra l’altro, proposto per una nuova stesura. A Foggia, e credo che non sia l’unica realtà, c’è stanchezza per la Campagna OSM/DPN e c’è bisogno di riscontri positivi che sappiano ridare la necessaria motivazone a continuare.

 

Angelo G. dice di condividere alcuni passaggi dell’intervento di Lorenzo ma nella chiarezza: ad esempio sui processi di transarmo che devono svilupparsi senza confondere i due modelli di difesa (armata e non armata) che devono restare nettamente separati nella loro operatività, anche nella fase intermedia, di passaggio tra l’una e l’altra.

Quanto al Libano, Angelo propone di assumere anche il punto di vista delle vittime della guerra e, da questo punto di vista, la brutta missione sostenuta da questo brutto governo consente loro di “respirare. “La missione in Libano ha fermato le vittime della guerra”. E questo non è poco.

C’è il rischio che ci ritroveremo con un governo Casini.

Propone anche di “dare una mano” a questo Governo (amico?) purchè si mantenga una visione critica, costantemente vigile.

Sugli 8 senatori obiettori lamenta che la loro presa di posizione non ha avuto sviluppi anche perchè sono stati lasciati soli dal Movimento che non ha saputo neanche organizzare una piccola manifestazione di appoggio. E in questo senso ricorda la recente elezione di Heidi Giuliani, al posto di Luigi Malabarba, che è entrata nella Commissione Affari Istituzionali e che potrebbe essere una persona di riferimento particolare, anche per noi.

Infine propone di passare dall’antimilitarismo all’alter-militarismo, così come si è passati dall’anti-globalizzazione all’alter-globalizzazione recuperando memoria della nostra storia, in cui la mondialità era già importante quando i liberisti erano concentrati su una visione che non superava i confini nazionali o addirittura confini ancora più ristretti.

Le reti non funzionano perché non hanno rapporti di relazione (lo abbiamo anche scritto su Formiche di Pace). Tra noi va meglio… c’è convivialità.

 

Turi Vaccaro solleva il dubbio che la nostra solidarietà, in realtà, fosse solo sul piano umano, visto che è finito in galera ma che – in fondo – non siamo d’accordo col suo gesto. Ma, nell’ambito della Campagna contro il nucleare, azioni come la sua sono inevitabili (“alla fine, anche voi, dovrete circondare qualche base e farvi arrestare, sempre che troviate la gente disponibile”). Inoltre, Turi sottolinea che le azioni dirette non possono essere condotte da gruppi troppo numerosi, anche perchè sarebbe difficile garantire che tutti si attengano alle esigenze di segretezza che comportano.

Gli interventi successivi chiariscono (Lorenzo) che le osservazioni non riguardavano il giudizio sull’azione ma le differenze tra iniziativa “personale” e “politica”; Alfonso ritiene che l’azione di Turi sia stata decisiva per stimolare l’idea di una Campagna sul disarmo atomico; Claudio ricorda che anche quelli di Pietro Pinna e dei primi obiettori erano gesti isolati ma poi, quando gli obiettori sono diventati decine ad ogni chiamata alle armi, allora l’opinione pubblica sì è mobilitata ed è stata approvata la legge sull’odc.

 

Beppe Marazzi si chiede qual è il ruolo che la RID vuole svolgere: essere punto di scambio di informazioni o luogo in cui elaborare azioni? E’ sempre stato un dialogo difficile. E in questo secondo caso: chi decide? Sul disarmo nucleare, occorre non perdere il lavoro fatto in questi mesi chiarendo che rapporto vogliamo avere con la RID: cosa andiamo a fare ai suoi incontri?

 

Claudio ribadisce la sua posizione di rimanere nella RID e nel gruppo di lavoro sul nucleare ma Massimo (personalmente contrario) chiede di chiarire i termini della nostra partecipazione: come osservatori?

Claudio e poi Lina e Lorenzo propongono di partecipare a pieno titolo, al pari delle altre associazioni aderenti.

Claudio solleva anche la necessità di chiarire chi/come intende partecipare agli appuntamenti di Verona (Seminario Movimento Nonviolento) e di Firenze (Assemblea del Movimento contro la guerra) del 21/22 ottobre.

 

Alfonso: Serve la persuasione. Il disarmo atomico lo otterrà un gruppo persuaso. Propone che la Campagna partecipi al gruppo RID sul disarmo nucleare adoperandosi perchè la Campagna sia un luogo aperto a tutte le persone/organizzazioni persuase della necessità di spendersi sui suoi obiettivi. E’ convinto che questo si tradurrà (anche) in una crescita di adesioni all’OSM. Noi dobbiamo entrare nella RID per dialogare e per portare avanti i contenuti espressi nella risoluzione di giugno. Contemporaneamente bisogna continuare il gruppo di lavoro all’esterno.

 

Lorenzo dichiara che si è già iscritto come partecipante al quarto gruppo di lavoro RID (dopo armi leggere, economia e armi, disarmo nucleare): quello sui Corpi Civili di Pace e cultura di Pace. Ci andrà a nome della sua associazione (Agenzia per la Pace) e resta in attesa di un eventuale incarico a rappresentare anche la Campagna OSM/DPN. Ci andrà con lo stesso spirito auspicato da Alfonso per quanto riguarda il disarmo nucleare: portare l’esperienza e gli obiettivi della Campagna OSM (così come riassunti sul nostro volantone nazionale) in un rapporto di dare/avere, parlare/ascoltare, offrire stimoli e raccoglierne dagli altri. Raccogliendo un’osservazione di Massimo sull’IPRI/CCP (“noi siamo già lì”) precisa che questo sarà il primo nodo da sciogliere: è la RID il luogo più opportuno per costruire un tavolo riconosciuto da più soggetti possibili, sul tema dei CCP, DPN ecc.? Se non sarà così, andrà comunque costruito, fuori dalla RID.         

Sempre sulla base di un’osservazione di Massimo, a proposito del “sospetto” interesse della RID per i CCP, dovuto forse alla disponibilità di fondi pubblici per un eventuale intervento in Libano, Lorenzo puntualizza che l’assemblea del 7 ottobre non prevedeva inizialmente di occuparsene e che è stato introdotto sulla base di una proposta di Lorenzo (parlare anche della Campagna OSM/DPN e del tema “modelli di difesa”).  

 

Claudio sollecita una risoluzione scritta da inviare al coordinamento RID in merito alle decisioni di questo CP. Su questo punto Lina esprime il proprio dissenso, suggerendo di evitare l’invio di comunicati scritti su argomenti che investono il livello relazionale e ribadisce la strategia del colloquio diretto (anche via telefono) al quale subordinare l’invio di una sintesi ufficiale per la designazione delle persone nei vari gruppi di lavoro.

 

 

Angelo G. richiama l’attenzione del CP sulla questione 5 per mille dando notizia che Tonino Drago ne ha parlato al Convegno di Calambrone presentandola come elemento che consente di dichiarare conclusa la Campagna OSM/DPN in quanto realizza l’obiettivo dell’opzione fiscale. Tonino ne aveva già fatto oggetto di una proposta all’assemblea nazionale di Cattolica che però l’aveva respinta. A Calambrone, ha rischiato di entrare nel documento finale ed è stato evitato per l’intervento di Claudio P.

Angelo chiede che ci si attrezzi per ribadire la posizione della Campagna sui suoi obiettivi politici e più in generale di curare la sua visibilità data la cattiva abitudine della “sinistra” di eleggere portavoci/referenti esclusivi (es.Ferrero/Cipriani, Manifesto/Assopace o Emergency) e Tonino Drago non può essere scambiato per il nostro portavoce.       

 

Sulla legge di opzione fiscale, si apre un confronto tra Massimo che, anche sulla base di uno scambio di battute con Lidia Menapace il giorno precedente (quando a una sua precisa domanda, si è sentito rispondere che i tempi di approvazione di una legge che istituisca un Ministero per la Pace potrebbero essere ragionevolmente di quattro legislature...), ipotizzava di attendere la fine di questa legislatura per presentare il nostro progetto di legge, ed altri che ritengono invece condivisibile la richiesta di Lina (Claudio, Lorenzo, Angelo che ipotizza tra l’altro un imminente governo “Casini” che verosimilmente renderebbe più difficile il nostro percorso legislativo). In questa prospettiva, Massimo si dichiara disponibile a riprendere i contatti istituzionali col la Bellei e coi senatori incontrati a luglio. Su invito di Lorenzo, ricomincerà formalizzando il verbale di luglio e inviandolo ai senatori presenti. Alfonso si offre di riprendere, con Massimo, le vecchie proposte di legge di opzione fiscale per segnalare ai parlamentari interessati, come concordato a luglio, gli elementi che riteniamo irrinunciabili.

 

In riferimento al rapporto tra la Campagna OSM/DPN e la RID, il C.P. esprime la seguente posizione:

premesso che è comunque un fatto positivo che la RID, con i suoi componenti e contatti, come qualsiasi altra entità pacifista (ed anche non pacifista) si attivi nell'opposizione ai pericoli incombenti di riarmo nucleare e di guerra atomica, Claudio Pozzi partecipa, per conto della Campagna OSM-DPN al costituendo gruppo di lavoro della RID per il disarmo nucleare con il mandato di adoperarsi perchè l'impegno di tale forma organizzativa nell'iniziativa che sta nascendo (come sviluppo di un appello di Alex Zanotelli proposto nell'aprile 2006 e dell'appello "FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO" ) si qualifichi con le seguenti caratteristiche:

- la RID si propone convintamente e responsabilmente come uno dei soggetti di coordinamento delle forze, non come "il" coordinamento della Campagna per il disarmo atomico, a partire dall'iniziale coinvolgimento delle piccole associazioni e delle entità territoriali di base;

- essa, nell'elaborare la sua proposta di Campagna, deve confrontarsi in modo aperto e pluralistico rispettando il percorso ed il lavoro fin qui attuato da altri soggetti, cominciando da quelli che si sono ritrovati il 17 settembre a Milano e che hanno deciso di rivedersi il 5 novembre a Bologna;

- di conseguenza, essa aderisce ufficialmente all'appello "FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO" e lo considera la base politico-culturale su cui impostare la nuova Campagna per il disarmo atomico;

- tale adesione dovrebbe essere considerata "naturale", e non una "forzatura", in quanto il citato appello è stato elaborato essenzialmente con il contributo attivo e determinante di personalità che hanno un ruolo dirigente nelle organizzazioni della RID;

- l'appello citato offre delle indicazioni precise per la "bozza di Campagna" che dovrebbe essere sviluppata su basi di nonviolenza attiva:

a- privilegiare l'approccio etico su quello legalitario;

b- prendere di mira la Tecnologia Nucleare in quanto tale, sia civile che militare;

c- perseguire obiettivi da ottenere comunque con atti unilaterali del governo italiano;

d- riferirsi all'alternativa costruttiva della difesa nonviolenta e dei Corpi Civili di Pace;

(L'appello è integrabile con un DOCUMENTO che può ed anzi DEVE essere elaborato con altri soggetti associativi che si ritiene utili da coinvolgere in un ruolo trainante nella nuova Campagna).

- la RID può chiedere di incontrare il gruppo di contatto emerso dall'Assemblea del 17 settembre per concordare con esso, e con eventuali altri soggetti (bisogna seguire una strategia inclusiva, non esclusiva), la convocazione di una scadenza per definire contenuti, lancio e percorso della nuova Campagna per il disarmo atomico.

Tale data non deve essere necessariamente il 5 novembre, anzi è auspicabile che ci si incontri prima per preparare assieme il 5 novembre

Claudio Pozzi, in sintesi, deve sollecitare e verificare la reale volontà unitaria dei soggetti che, nella RID, hanno preso l'iniziativa di proporre il GDL sul disarmo atomico (e che, purtroppo, si sono presentati proponendo inaccettabili ingerenze e veti sulle persone che dovrebbero rappresentare la Campagna OSM/DPN nel GDL medesimo).

Se tale volontà costruttiva ed unitaria si esplicherà positivamente, Claudio Pozzi continuerà a partecipare al GDL per conto della Campagna OSM/DPN e quindi in stretto collegamento e consultazione con quanti OSM, in altri ambiti, si occuperanno del medesimo tema.

Per quanto riguarda la Campagna OSM/DPN, essa ha comunque un ruolo indipendente ed autonomo da sviluppare nell'iniziativa per il disarmo atomico, che può servire a potenziare anche numericamente la Campagna medesima, espressa dalla risoluzione del  Coordinamento politico OSM (18 giugno 2006), riportata in calce al presente verbale, confermando come referente per l'attuazione Alfonso Navarra ed auspicando che esso sia affiancato da altri collaboratori OSM sul piano nazionale e regionale.

 

Il CP indica Lorenzo Scaramellini come referente della Campagna OSM-DPN nel gruppo di lavoro “Disarmo culturale e Corpi Civili di Pace” della RID, anche in questo caso portando in esso le posizioni nostre sull’argomento.

 

Il CP chiede ad Angelo Gandolfi di rappresentare la Campagna OSM/DPN al Convegno internazionale OSM in programma a Berlino dal 26 al 29 ottobre 2006.

 

 

RISOLUZIONE COORDINAMENTO POLITICO OSM 18 GIUGNO 2006

 

PER UNA CAMPAGNA DISARMISTA INNOVATIVA – COPROMOZIONE DELL’APPELLO PER IL DISARMO ATOMICO E DEL COMITATO “NO ALLA GUERRA NUCLEARE”

 

Il Coordinamento politico OSM-DPN, riunitosi a Bologna il 18 giugno 2006,

 

accetta la responsabilità di copromuovere il processo di costruzione di un movimento disarmista avviato dall’appello di Alex Zanotelli. “Allarme atomico, mettiamoci insieme”.

Esso condivide gli obiettivi individuati dal comitato di personalità nonviolente “NO ALLA GUERRA NUCLEARE”, coordinate da Alfonso Navarra:

·                per l’immediata applicazione del Trattato di non proliferazione, a partire dall’Italia e dall’Europa;

·                per contestare la presenza delle atomiche USA nelle basi militari e nei porti italiani;

·                per contrapporre al concetto strategico della NATO la trasformazione degli armamenti da offensivi a strettamente difensivi  in direzione della Difesa Civile non armata e Nonviolenta;

·                per l’obiezione di coscienza dei tanti, troppi, scienziati coinvolti nelle ricerche militari affinché, insieme alle organizzazioni del lavoratori, realizzino la riconversione dell’industria bellica

·                perché i rappresentanti di tutte le religioni dichiarino la guerra atomica Tabù e Peccato, un crimine contro l’umanità come tale assolutamente non giustificabile.

Il disarmo nucleare completo, come previsto anch’esso dal Trattato di non proliferazione, deve essere il primo passo per il disarmo totale.

La Campagna OSM-DPN è interessata a promuovere la nuova iniziativa disarmista perché la denuncia pubblica dell’essenza “genocida ed ecocida” dell’attuale modello di offesa serve, oltretutto, a sottolineare la necessità e l’urgenza che si lavori per un autentico modello di difesa alternativa.

La “suprema garanzia di sicurezza” non può essere affidata, come recita il Concetto Strategico della NATO, alla più terrificante minaccia distruttiva: deve essere invece riposta nella più grande capacità costruttiva, vale a dire nella forza dell’unità popolare che, partendo dalle relazioni sociali, costruisce solidarietà, eguaglianza, diritti e diritto.

Il Coordinamento OSM ritiene che la campagna antinucleare possa quindi portare a sbocchi positivi per coloro che lavorano sull’incardinamento di processi di transarmo e di istituzioni alternative alla difesa militare.

Di converso, la Campagna OSM-DPN può costituire uno sbocco di canalizzazione dell’opposizione di coloro che sono allarmati per i nuovi rischi, niente affatto fantastici o risibili, di guerra atomica e che cercano strumenti di sollecitazione e di lotta incisivi nei confronti della controparte istituzionale.

L’obiezione di coscienza alle spese militari può rappresentare un importante strumento di pressione per conseguire lo sbocco pratico del disarmo atomico, italiano ed europeo.

L’ufficio del Centro Coordinatore della Campagna OSM-DPN è pertanto messo a disposizione per il supporto logistico ed organizzativo al Comitato “NO ALLA GUERRA NUCLEARE”.

Il Coordinamento OSM ribadisce comunque la necessità, emersa dall’ultima Assemblea nazionale, che l’Osservatorio sulla DPN istituito a Cattolica si impegni nella mappatura delle esperienze di resistenza nonviolenta di base e nella costruzione di un loro coordinamento organizzativo “a rete”.

A questo proposito il Coordinamento ricorda che proprio a Cattolica, con la mozione “SOLIDARIETA’ A TURI VACCARO ED IMPEGNO PER LA DPN CONTRO LA DIFESA NUCLEARIZZATA”, si è individuato nel militarismo interno una vera e propria “minaccia” da cui difendersi  e si è specificato il significato della mappatura, dal momento che sono state ricomprese “tra le esperienze vive ed operanti di DPN sul territorio italiano, da studiare e sostenere criticamente, tutte le lotte che vedono oggi contrapporsi le comunità locali alle basi militari “straniere” e nazionali, a La Maddalena come a Taranto, ad Aviano come a Camp Derby (e via elencando)”.

Una delle scadenze della nuova Campagna per il disarmo atomico dovrebbe essere rappresentata da un incontro di queste realtà della DPN di base che proponiamo di organizzare con adeguata preparazione: è necessario che venga sancito il risultato di una effettiva autoconsapevolezza collettiva sulla valenza di queste lotte come identità attuale della Difesa popolare nonviolenta.