Email di Gianni Alioti del 29 dicembre 2007 (ore 21,05)

 

Caro Lorenzo perchè sono d’accordo con Alex,

 

mi ero ripromesso, leggendo la tua lettera inviata ad Alex, di scriverti per dare voce ad una discussione che rischia di interrompersi sin dall’inizio.

Personalmente non ci conosciamo, ma abbiamo - seppure “a distanza” - camminato insieme e ci ritroviamo in uno spazio comune, plurale ma unitario, com’è la Rete Italiana Disarmo.

Dell’appello di Alex Zanotelli ho condiviso toni e sostanza, pur essendo consapevole del contesto politico-istituzionale di cui parli. Contesto che non giustifica affatto quei politici che, pur considerandosi ferventi pacifisti, non hanno fatto nulla di serio sia in ambito di Governo, sia sul piano parlamentare, per far passare due o tre cose inerenti la politica di difesa e le spese militari, a cui tutte le “persone di buona volontà” - compresi liberali e conservatori onesti – non avrebbero potuto dire di no.

Basta analizzare il numero e la qualità degli emendamenti presentati (che in quanto tali non fan cadere alcun Governo) e le numerose dichiarazioni pubbliche rilasciate dai leader della “sinistra radicale”, per capire che il potere di condizionamento e/o d’interdizione sulla Finanziaria 2008 è stato giocato tutto su altri piani.

La riduzione delle spese militari e il tema della riconversione non sono mai entrate tra i primi dieci (forse venti) punti dell’agenda politica di verdi, sinistra democratica, comunisti italiani e rifondazione.

I pochi parlamentari che hanno cercato con coerenza e determinazione di fare quanto era nelle loro possibilità (cito fra tutte/i Francesco Martone e Silvana Pisa), non hanno raccolto nulla perchè le priorità dei loro gruppi politici erano altre e perchè, tutto sommato, anche a sinistra si è sempre creduto nelle “virtù keynesiane” delle spese militari e nel ruolo economico dello Stato attraverso la controllata Finmeccanica.

Giustificare, quindi, le scelte politiche compiute per spirito di sacrificio a difesa della coalizione di Governo, mi sembra del tutto privo di fondamento.

Su alcuni punti sostenuti da tempo dai portavoce della RID (vedi intervento di Francesco Vignarca al convegno “Armi da taglio” promosso dalla SD) o dalla campagna “Sbilanciamoci”, bastava essere meno “autoreferenziali” e “radicali”, appoggiando il “rigore economicista” iniziale di Padoa Schioppa con il sostegno dei settori liberali al Governo, per portare a casa dei risultati concreti, senza mettere in crisi Prodi e la coalizione.

Oppure bastava essere più trasversali per ottenere i consensi necessari a far passare alcune modifiche, agendo concretamente nelle Commissioni Bilancio e Attività Produttive piuttosto che lasciare alcuni rispettabili parlamentari a lottare contro i mulini al vento nelle Commissioni Difesa, luogo tradizionale dove si concentra la lobby politica a sostegno del complesso militare-industriale.

Perchè non si è nemmeno tentato di percorrere queste strade?

Si può ragionevolmente pensare che avrebbero messo in crisi il Governo?

Significa (parafrasando la tua domanda) che Prodi o D’Alema si sono "bevuti il cervello" o "venduti alla lobby della guerra"?

Se la risposta è si, perchè strapparci le vesti sull’eventuale crisi di Governo?

Se la risposta è no, bisogna che - dopo due finanziarie generose verso l’appetito crescente del complesso militare-industriale italiano, ciascuno si assuma le sue responsabilità proporzionalmente al suo dichiarato “pacifismo”, senza ipocrisie e giustificazioni poco credibili.

Su una cosa posso essere d’accordo con te: non mi sembra il caso di riconoscere capacità di rappresentanza politica a nome nostro (cioè di associazioni e movimenti) a Rossi e Turigliatto che, al di là di salvarsi l’anima votando contro, non mi sembra si siano mossi in sintonia con noi e con altri parlamentari su obiettivi concreti e realizzabili.

Al contrario non condivido quando affermi che “andava (andrebbe) creato un canale di comunicazione tra il Movimento e i parlamentari che si riconoscono nelle sue ragioni”, come se non ci fossero stati - in questi due anni - momenti di confronto, riflessioni comuni e proposte condivise. Altro che “malintesi e aspettative fuori luogo”.

Le associazioni ed i movimenti impegnati per il disarmo non hanno “chiesto l’impossibile”, pertanto non hanno nulla da rimproverarsi. La finanziaria 2008 non solo non ha portato alcun risultato sul versante della riduzione delle spese militari, della loro trasparenza e di una coerente relazione tra investimenti in nuovi sistemi d’arma, politica della difesa e politica estera, ma ha peggiorato le cose.

Sono quindi altri che devono rendere conto dei loro atti di Governo e delle loro azioni parlamentari, dimostrando che il tema del disarmo è tra le priorità della loro agenda politica, cosa che ad oggi non hanno fatto.

Gianni Alioti